Richiesta di intervento per salvaguardare un presidio locale
Una lettera inviata da Slow Food Italia al Comune di Triora, al Parco delle Alpi Liguri e all’assessore regionale all’Agricoltura solleva un problema che riguarda direttamente la gestione dei pascoli nelle aree interne della provincia di Imperia e la conservazione della pecora Brigasca, presidio Slow Food.
La vicenda riguarda l’allevatore Aldo Lo Manto, residente ad Albenga, che da 19 anni conduce d’estate i suoi animali sul pascolo comunale di Triora. Recentemente l’area è stata assegnata, secondo la normativa sugli usi civici che favorisce gli allevatori locali, a una allevatrice di bovini residente nel comune. I terreni, caratterizzati da forti pendenze, risultano però più idonei all’allevamento di ovicaprini che a quello bovino.
Negli ultimi giorni è stata concessa a Lo Manto una proroga temporanea che gli permette di utilizzare il pascolo fino al 31 maggio dell’anno successivo, ma la soluzione rimane transitoria: tra undici mesi la situazione tornerà a essere incerta. Per questo Slow Food Italia chiede alle istituzioni di individuare una misura che garantisca stabilità d’uso e sostegno alla pastorizia locale.
Impatto locale e valore della razza Brigasca
La richiesta di intervento evidenzia un problema più ampio: la difficoltà di molti pastori delle zone interne liguri nel mantenere accesso a pascoli tradizionali. Slow Food richiama inoltre l’attenzione sul valore della razza Brigasca per la biodiversità regionale: in Liguria si stimano circa 1500 esemplari rimasti, un numero che sottolinea la fragilità della situazione.
- Il pascolo di Triora è utilizzato dall’allevatore da 19 stagioni consecutive.
- La proroga concessa arriva fino al 31 maggio dell’anno successivo.
- In Liguria la popolazione di pecore Brigasche è di circa 1500 capi.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Anni di utilizzo del pascolo | 19 |
| Scadenza proroga | 31 maggio (anno successivo) |
| Stimati esemplari Brigasca in Liguria | ~1500 |
La questione si inserisce nell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, proclamato da Nazioni Unite e FAO, occasione in cui viene sottolineata l’importanza della pastorizia per la sicurezza alimentare, per la conservazione degli habitat e per la lotta ai cambiamenti climatici. Per il territorio imperiese, la perdita o la marginalizzazione dell’allevamento tradizionale comporterebbe effetti concreti su manutenzione del paesaggio, prevenzione del rischio incendi e produzione agroalimentare locale.
La lettera di Slow Food sollecita dunque un intervento coordinato: da una parte una valutazione più attenta delle caratteristiche dei terreni nella gestione degli usi civici; dall’altra la ricerca di soluzioni amministrative e tecniche che consentano a chi pratica la pastorizia stagionale di contare su un accesso stabile ai pascoli.
Resta da vedere se Comune, Parco e Regione risponderanno con provvedimenti in grado di assicurare una prospettiva duratura a Lo Manto e, più in generale, alla filiera della pecora Brigasca nella nostra provincia.