Un passo italiano verso l’autonomia tecnologica europea
La Regione Calabria ha consolidato in maggio-giugno la propria presenza nei network europei che lavorano sul recupero di materiali ad alto valore tecnologico dai rifiuti elettronici (Raee). Partecipando ai meeting internazionali dei progetti Closer ed Even Closer, la regione è stata inserita tra le cosiddette Regional Innovation Valley, una rete pensata per aggregare competenze, centri di ricerca e investitori attorno a filiere strategiche per l’Europa.
Quali sono i progetti e chi ci partecipa
I due programmi citati puntano a sviluppare una filiera europea in grado di recuperare materie prime critiche estratte dai Raee e destinarle alla produzione di componentistica elettronica, con l’ambizione di aumentare l’autonomia industriale dell’Unione. I numeri emersi dagli incontri rendono l’idea della portata collaborativa:
- Even Closer: 44 partner provenienti da 23 regioni europee, riuniti a Gand per il secondo incontro del consorzio;
- Closer: oltre 32 partner coinvolti, con il Midterm Meeting e un Investor Day ospitati a Lovanio presso il polo Imec;
- Il progetto Closer è finanziato dal programma europeo I3, che sostiene iniziative per la sovranità tecnologica e la collaborazione pubblico-privato.
Perché il riciclo dei Raee è strategico
I rifiuti elettronici contengono quantità rilevanti di metalli e componenti utili alla produzione di semiconduttori e dispositivi avanzati. Creare filiere che recuperino queste materie significa ridurre la dipendenza dalle importazioni, abbassare l’impatto ambientale della catena produttiva e favorire l’insediamento di attività ad alta tecnologia sul territorio. Per la Calabria, l’obiettivo dichiarato è attrarre investimenti e sviluppare competenze locali nel campo dell’elettronica verde.
Tra partnership, ricerca e territorio: le prossime sfide
La partecipazione ai consorzi internazionali apre opportunità concrete ma impone anche compiti operativi: dalla qualificazione di imprese e laboratori locali alla capacità di interfacciarsi con investitori europei, fino alla realizzazione di impianti e processi industriali per il trattamento e il riuso dei materiali. Gli incontri tenuti in Belgio — con delegati calabresi presenti sia a Gand sia a Lovanio — hanno infatti incluso momenti di confronto sullo stato di attuazione delle attività e sulla definizione delle priorità per la fase successiva dei progetti.
“La partecipazione a questi network internazionali – afferma Caterina Loddo, dirigente del settore Innovazione, Start Up, Aree Industriali e Retroportuali del Dipartimento Lavoro, Imprese Aree Produttive – rappresenta un’opportunità concreta per la
La citazione pubblicata nella fonte è parziale; resta però chiaro il segnale politico e tecnico: la Regione intende sfruttare la visibilità e le relazioni create per inserirsi nei flussi internazionali di investimento legati al riuso e al riciclo dei materiali ad elevato valore tecnologico.
| Progetto | Partecipanti segnalati | Luogo meeting |
|---|---|---|
| Even Closer | 44 partner da 23 regioni | Gand |
| Closer | Oltre 32 partner | Lovanio (Imec) |
Impatto atteso e rischi
Se la strategia funziona, la Calabria potrebbe attrarre investimenti industriali e creare una filiera locale per il trattamento dei Raee, con ricadute occupazionali e di specializzazione. Resta però necessario tradurre le relazioni internazionali in progetti concreti: infrastrutture, formazione tecnica, procedure di recupero efficienti e sostenibili e un dialogo chiaro con operatori privati e comunità locali. Solo così la retorica della “valorizzazione territoriale” potrà trasformarsi in impianti funzionanti e posti di lavoro qualificati.
La questione si inscrive in una più ampia agenda europea: garantire l’accesso a materie prime critiche e rafforzare le catene di approvvigionamento per i semiconduttori. Per una regione come la Calabria, l’ingresso nelle Regional Innovation Valley offre una possibilità — non una garanzia — di partecipare attivamente a quel processo.