La fotografia nazionale
Secondo il XIV Rapporto Nazionale sull’Economia del Mare, elaborato da OsserMare insieme a Centro Studi Tagliacarne - Unioncamere, Informare, Camera di commercio Frosinone Latina e Blue Forum Italia Network, la cosiddetta blue economy italiana coinvolge 253.599 imprese e 1.133.949 addetti. Il valore aggiunto diretto prodotto dai settori marittimi è pari a 78,9 miliardi di euro, che, una volta considerati gli effetti generati nel resto dell’economia, salgono a 224,9 miliardi, equivalenti al 11,4% del Pil nazionale.
Crescita e moltiplicatore
Nel confronto con la rilevazione precedente, il valore aggiunto complessivo è aumentato di circa 9,6 miliardi. Il valore aggiunto diretto cresce del 3,8%, superiore al +2,1% dell’economia nazionale, corrispondente a un incremento annuo di quasi 2,9 miliardi in termini assoluti. L’occupazione nel settore registra un'espansione del 4,2%, quasi tre volte la crescita occupazionale media italiana. Il rapporto segnala inoltre che il moltiplicatore rimane stabile a 1,8: per ogni euro speso nei settori direttamente legati alla filiera del mare si attivano altri 1,8 euro nel resto dell’economia.
Composizione e settori chiave
Il Rapporto analizza le principali componenti della filiera blu: dalla pesca e dalla cantieristica ai servizi di alloggio e ristorazione, dalle attività sportive e ricreative all’industria delle estrazioni marine, passando per la logistica marittima e la ricerca e tutela ambientale. Questa pluralità di segmenti rende la blue economy trasversale rispetto a imprese familiari, PMI e grandi gruppi.
- Imprese giovanili: 20.914 (8,2% dell’economia blu)
- Imprese femminili: 56.811 (22,4%)
- Imprese straniere: 19.982 (7,9%)
Impatto per famiglie e commercianti
Il peso diretto e indiretto della blue economy si traduce in effetti concreti sui redditi e sui consumi territoriali. L’aumento del valore aggiunto e dell’occupazione sostiene la domanda locale di servizi — ristorazione, alloggio, commercio al dettaglio — e alimenta la filiera dei fornitori, con benefici distribuiti tra piccoli imprenditori e attività commerciali lungo le aree costiere e non solo. Per le famiglie significa potenziale crescita di reddito e opportunità di lavoro; per i commercianti, crescita della domanda stagionale e non stagionale legata a turismo, logistica e servizi connessi.
Concentrazione territoriale e competenze
La distribuzione regionale mette in luce concentrazioni significative: la Liguria guida per incidenza territoriale con il 14,4%, seguita da Sardegna (7,5%) e Friuli-Venezia Giulia (7,3%). Tra le novità dell’edizione c’è un’analisi approfondita del capitale umano: il Rapporto esamina le competenze richieste dalle imprese marittime nella transizione verso modelli più green e digitali, elemento cruciale per consolidare la crescita e la resilienza del settore.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Imprese | 253.599 |
| Occupati | 1.133.949 |
| Valore aggiunto diretto | 78,9 mld € |
| Valore aggiunto complessivo | 224,9 mld € (11,4% Pil) |
| Moltiplicatore | 1,8 |
Prospettive e sfide
Il quadro è di crescita, ma il Rapporto evidenzia anche sfide strutturali: adeguamento delle competenze, sostenibilità ambientale delle attività estrattive e della pesca, modernizzazione della cantieristica e delle infrastrutture portuali. Le politiche pubbliche e gli investimenti privati saranno decisivi per trasformare il potenziale in sviluppo duraturo, garantendo occupazione di qualità e protezione degli ecosistemi marini.
In sintesi, la blue economy italiana si conferma un motore rilevante per il sistema paese: non solo per il contributo diretto alla ricchezza prodotta, ma anche per la capacità di generare effetti a catena sull’occupazione e sulla domanda interna, con significative ricadute per famiglie, commercianti e territori.