Cos’è l’economia a forma di K e cosa significa per la domanda
Il concetto di economia a forma di K descrive una crescita divergente: alcuni gruppi vedono redditi e spesa aumentare, mentre altri restano fermi o peggiorano. Bank of America ha evidenziato come, tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, il 10% più ricco delle famiglie fosse responsabile di circa il 23% dei consumi, mentre il 10% più povero contribuiva appena al 4%. Questa polarizzazione cambia la natura della domanda aggregata: non è più uniforme, ma fortemente ancorata alle scelte di chi dispone di maggiore potere d'acquisto.
Perché la spesa dei ricchi sostiene l’economia
Quando una quota rilevante della domanda proviene dalle famiglie più benestanti, due fattori diventano determinanti. Primo, la domanda complessiva può rimanere robusta anche se le condizioni di reddito e lavoro peggiorano per le classi basse e medie. Secondo, la composizione della spesa cambia: cresce la domanda di servizi e beni di fascia alta, che sostiene occupazione e attività in specifici settori.
"Una spesa a forma di K rende la domanda aggregata sproporzionatamente dipendente dai bilanci, dagli effetti ricchezza e dai comportamenti di spesa delle famiglie a reddito più elevato", affermano gli analisti di BofA.
La banca osserva inoltre che interventi come il sostegno fiscale durante la pandemia e i risparmi accumulati hanno contribuito a una ripresa più vivace per le fasce con maggiore capacità di spesa. In pratica, il motore della domanda ha funzionato grazie a chi aveva margine finanziario per continuare ad acquistare servizi e beni non essenziali.
Impatto su famiglie e commercianti
Per le famiglie a basso reddito la dinamica è critica: affitti più alti, debito in aumento, costi energetici sostenuti e risultati deboli nel mercato del lavoro comprimono la spesa. Questo si traduce in una domanda debole per beni e servizi di fascia bassa e media. Per i commercianti la conseguenza è una domanda concentrata in segmenti specifici:
- chi vende beni e servizi di lusso o esperienze ad alto valore aggiunto può beneficiare della resilienza della spesa delle famiglie ricche;
- attività orientate ai consumi di massa o ai prodotti a bassa marginalità rischiano di vedere clienti in flessione;
- il settore dei servizi, dove si concentra la maggioranza dei posti di lavoro, può mantenere stabilità se la spesa dei ricchi persiste.
Conseguenze per le politiche pubbliche e i rischi futuri
Una domanda trainata da una parte ristretta della popolazione pone sfide per le politiche economiche. Se la crescita è sostenuta principalmente dalla spesa di pochi, il rischio è che la ripresa sia fragile e soggetta a shock che colpiscano il patrimonio o la fiducia di questi consumatori. Inoltre, la persistenza di disuguaglianze accentuate può generare pressioni sociali e richiedere interventi redistributivi mirati.
Le autorità pubbliche devono valutare strumenti che favoriscano un recupero della capacità di spesa delle fasce più deboli (ad esempio misure sul mercato del lavoro, trasferimenti mirati, politiche abitative) senza trascurare la stabilità macroeconomica. Allo stesso tempo, la politica monetaria continua a influenzare il costo del denaro e, di conseguenza, il comportamento di spesa e risparmio.
Numeri chiave
| Classe | Quota dei consumi (stimata da BofA) |
|---|---|
| 10% più ricco | ~23% |
| 10% più povero | ~4% |
La lezione che emerge è semplice ma rilevante: finché la spesa delle famiglie ad alto reddito rimane sostenuta, l'attività economica complessiva può mostrare resilienza anche in presenza di difficoltà diffuse. Tuttavia, questa resilienza non elimina le vulnerabilità strutturali legate alla distribuzione del reddito e alla fragilità delle fasce più basse, questioni che richiedono attenzione nelle scelte di politica economica.