Blitz antimafia e rifiuti: la ricostruzione degli inquirenti
La Direzione distrettuale antimafia di Bari, supportata dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, ha concluso un'indagine che attribuisce a un gruppo di soggetti la gestione e lo smaltimento illecito di un consistente quantitativo di rifiuti costituiti principalmente da pneumatici e plastica. Il materiale, per una somma complessiva prossima a 3.600 tonnellate, sarebbe stato scaricato in diversi punti del territorio nazionale, con ricadute anche sul territorio pugliese e, in particolare, in aree protette.
L'operazione, nota con il nome Erebus, ha portato alla contestazione di 136 capi di imputazione e all'iscrizione nel registro degli indagati di 37 persone, di cui 27 persone fisiche e 10 persone giuridiche. Secondo l'accusa, la condotta avrebbe consentito agli indagati un risparmio sui costi di smaltimento stimato in quasi 2.400.000 euro.
Coinvolgimento di Brindisi: nomi e ruoli
Tra gli indagati figurano due persone legate a Brindisi: Cosimo Roma e Manuela Milano, rispettivamente indicati come gestore e amministratrice della società Bri.Ecologica. Entrambi sono già imputati in un processo al Tribunale di Brindisi per reati connessi al traffico di rifiuti verso l'estero; nell'ambito dell'inchiesta Erebus sono ora chiamati a fornire chiarimenti sulle ipotesi di gestione abusiva e trasporto non autorizzato di rifiuti.
Ambito territoriale e impatto ambientale
Le aree segnalate nelle carte dell'indagine comprendono province del Nord e Centro-Sud: Foggia, Bari, Bat, Roma, Frosinone, Avellino e Brindisi. Particolarmente preoccupante è la presenza di materiale nei confini di aree naturali tutelate, tra cui il Parco Nazionale dell'Alta Murgia e il Parco delle Dune Costiere di Ostuni, con potenziali conseguenze per suolo, falde e biodiversità locale.
Gli inquirenti ipotizzano che imprenditori del settore dei rifiuti abbiano predisposto documentazione falsa da consegnare a trasportatori e intermediari, consentendo così operazioni di smaltimento fuori dalle opportune autorizzazioni. Nelle carte dell'inchiesta compaiono, tra le imprese coinvolte, le società Calvio Trasporti, Cs Trasporti e Silver Moon, indicate come prive delle necessarie abilitazioni per lo smaltimento.
Procedura giudiziaria e possibilità di difesa
La Dda, con i pubblici ministeri Marco d'Agostino e Domenico Minardi, ha formalizzato le contestazioni che ora dovranno essere attendibilmente valutate nel contraddittorio processuale. Gli indagati hanno la possibilità di presentare memorie difensive o di chiedere di essere interrogati per chiarire le proprie posizioni e rispondere all'impianto accusatorio formulato dagli investigatori.
- Quantità di rifiuti: circa 3.600 tonnellate
- Risparmio contestato: quasi 2.400.000 euro
- Indagati: 37 (27 persone fisiche, 10 persone giuridiche)
| Voce | Valore |
|---|---|
| Tonnellate sequestrate/accertate | ~3.600 |
| Capi di imputazione | 136 |
| Risparmio stimato | ~2.400.000 euro |
| Persone indagate | 37 |
Conseguenze pratiche per la provincia
Per i cittadini della provincia di Brindisi la vicenda solleva dubbi sull'effettiva tutela ambientale e sulla regolarità delle filiere di gestione dei rifiuti. L'attenzione si concentra ora su due fronti: la definizione giudiziaria delle responsabilità e le azioni di bonifica e monitoraggio da attivare nelle aree potenzialmente contaminate. Le istituzioni locali e gli enti preposti al controllo dovranno chiarire lo stato dei siti segnalati e comunicare eventuali rischi per la salute pubblica e per l'ambiente.
Le indagini rimangono aperte e gli atti depositati in Procura costituiranno la base per eventuali sviluppi processuali. Nei prossimi passaggi gli indagati potranno replicare alle contestazioni e offrire elementi a loro difesa, mentre le autorità proseguiranno l'attività istruttoria volta a ricostruire flussi, responsabilità e destinazioni dei rifiuti.
We News continuerà a seguire il caso per aggiornare i lettori su eventuali nuove acquisizioni investigative, misure cautelari o iniziative di bonifica sul territorio.