Decisione definitiva sulla strage di aprile 2023
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa e confermato la condanna all'ergastolo per Gianluca Paul Seung, l'uomo ritenuto responsabile dell'omicidio della dottoressa Barbara Capovani, direttrice del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'ospedale Santa Chiara di Pisa.
L'aggressione era avvenuta il 21 aprile 2023, quando la psichiatra fu colpita alle spalle all'uscita dal reparto. Secondo gli atti, l'autore la colpì ripetutamente alla testa con una spranga: furono riportati 11 colpi. La vittima fu ricoverata in condizioni disperate e morì due giorni dopo; aveva 55 anni e lasciò il marito e tre figli.
Iter giudiziario e motivazioni della Cassazione
La sentenza di ergastolo era già stata pronunciata in primo grado dalla Corte d'Assise di Pisa nell'ottobre 2024 e confermata in appello dalla Corte d'Assise d'Appello di Firenze lo scorso autunno. Con la decisione odierna la Suprema Corte ha rigettato il nuovo ricorso dei difensori, gli avvocati Andrea Pieri e Gabriele Parrini, che avevano chiesto l'annullamento della condanna sostenendo contestazioni sulla premeditazione e sulla piena imputabilità dell'imputato.
La difesa aveva chiesto anche una nuova perizia psichiatrica, richiamando precedenti procedimenti nei quali Seung era stato giudicato incapace di intendere e di volere. La Cassazione, pur rilevando la presenza di una patologia della personalità, ha però ritenuto che al momento dell'omicidio l'imputato fosse in grado di comprendere e autodeterminarsi, condividendo così le valutazioni dei precedenti gradi di giudizio.
- Data dell'aggressione: 21 aprile 2023
- Numero di colpi riportati: 11
- Età della vittima: 55 anni
- Età dell'imputato: 37 anni
| Anno | Evento processuale |
|---|---|
| 2023 | Aggressione e decesso della dottoressa Capovani |
| 2024 | Condanna in primo grado (Corte d'Assise di Pisa) |
| 2025/2026 | Conferma in appello e decisione definitiva della Cassazione |
Per la comunità di Pisa la sentenza segna una chiusura formale di un procedimento che aveva avuto ampia risonanza e suscitato forti reazioni, anche per la figura pubblica della vittima e per le modalità dell'aggressione. Restano sul tavolo questioni rilevanti per il mondo della salute mentale e per la tutela degli operatori sanitari che, in ospedale e nelle strutture territoriali, si trovano a gestire situazioni complesse con pazienti affetti da disturbi gravi.
Le motivazioni della Cassazione, che affermano la piena responsabilità penale dell'imputato al momento del fatto, chiudono la fase giudiziaria: ogni ulteriore passo riguarderà l'esecuzione della pena e le eventuali richieste di misure alternative che possano essere valutate nei limiti di legge.
La vicenda rimane per la città un monito sulle necessità di sicurezza e prevenzione nei servizi di cura, oltre che una perdita avvertita dalla comunità professionale e civile di Pisa.