Servizi pronti sulla carta, utenti che aspettano risposte
Le Case della Comunità progettate per rafforzare la medicina di prossimità in provincia di Rovigo sono state realizzate grazie ai fondi del PNRR, ma per alcuni osservatori il prossimo passo è cruciale: attivarne pienamente i servizi affinché diventino un punto di riferimento concreto per i cittadini.
L'allarme arriva dall'Associazione Civica per Rovigo, che invita a non fermarsi alla mera conclusione dei lavori. Secondo l'associazione, soltanto quando tutte le funzioni previste saranno operative — dall'accoglienza ai percorsi sanitari integrati — le strutture potranno rispondere ai bisogni di anziani, persone fragili e pazienti cronici.
Cosa dovrebbe offrire una Casa della Comunità
- Medicina generale e continuità assistenziale;
- Specialisti ambulatoriali e centro prelievi;
- Infermieri di famiglia e assistenza domiciliare;
- Punto Unico di Accesso per orientare i cittadini;
- Telemedicina e raccordo con i servizi sociali.
Il modello punta a riunire in un'unica sede molte prestazioni per semplificare l'accesso e ridurre la frammentazione dell'offerta. Questo approccio, se attuato correttamente, può ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso e migliorare la presa in carico dei pazienti cronici sul territorio.
Lo stato nella provincia di Rovigo
Nel territorio polesano il piano prevede la creazione di cinque strutture: Rovigo, Adria, Castelmassa, Badia Polesine e Porto Tolle. Secondo l'Associazione Civica per Rovigo, nella sede di Rovigo sono già attivi alcuni servizi come il centro prelievi, il servizio vaccinazioni e la continuità assistenziale, oltre ad un Punto Unico di Accesso. Tuttavia, resta da consolidare la presenza dei medici di medicina generale, considerata una componente essenziale per l'effettiva presa in carico.
| Comune | Stato attivazione (segnalato) |
|---|---|
| Rovigo | Parziale (alcuni servizi attivi) |
| Adria | Previsto |
| Castelmassa | Previsto |
| Badia Polesine | Previsto |
| Porto Tolle | Previsto |
Il progetto complessivo in provincia è sostenuto da un finanziamento ingente, destinato ad infrastrutture e attrezzature. Per i cittadini la priorità ora è vedere concretezza nelle prestazioni sanitari e continuità di erogazione.
Impatto pratico e prossimi passi
Per gli utenti locali la piena operatività delle Case significa tempi d'attesa ridotti, un unico riferimento per orientarsi fra prestazioni e percorsi di cura e un presidio che lavori in rete con i servizi sociali. L'associazione sollecita le istituzioni a passare dalla fase delle opere a quella dell'organizzazione e della dotazione di personale, affinché le strutture non restino semplici edifici ma diventino servizi accessibili e stabili.
Le amministrazioni locali e l'Azienda sanitaria dovranno concordare tempi, ruoli e modalità di insediamento del personale, nonché misure di monitoraggio sull'efficacia dei servizi. Solo così le Case potranno mantenere le promesse delineate dal progetto e rispondere alle esigenze quotidiane della popolazione polesana.