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Brescia, il ritorno della «V» e la memoria di Busceti: simbolo e identità

La «V» bianca torna sulla maglia blu dell’Union Brescia. È l’occasione per ricordare Tonino Busceti, il dirigente che nei primi anni ’90 la ripristinò come segno identitario della squadra.

Brescia, il ritorno della «V» e la memoria di Busceti: simbolo e identità
©Illustrazione IA Alberto Archetti / we-news.com

Il segno che torna: la «V» bianca e l’identità del calcio a Brescia

Il ritorno in primo piano della «V» bianca sulla maglia blu dell’Union Brescia riaccende un capitolo fondativo dell’immaginario sportivo cittadino. Un simbolo distintivo che, secondo le cronache di quei giorni, fu riportato sulle divise all’inizio degli anni Novanta per rinsaldare il legame fra squadra e pubblico. La «V», elemento riconoscibile per generazioni di tifosi, torna oggi a parlare di appartenenza, memoria e continuità con una storia che a Brescia non è mai stata un semplice ornamento grafico.

Tonino Busceti, il dirigente che scelse il marchio di fabbrica

Al centro di questa vicenda c’è Tonino Busceti, calabrese, ex arbitro di Serie C, poi uomo di fiducia di Gino Corioni. Dapprima al Bologna e quindi a Brescia, a cavallo fra l’estate 1990 e l’inverno 1992, quando l’imprenditore di Ospitaletto gestiva due club prima di orientare definitivamente le proprie energie sul progetto bresciano. In quella fase Busceti, all’epoca direttore generale, rappresentava la proprietà verso i media e la piazza insieme al presidente pro tempore Claudio Cremonesi e al direttore sportivo Pietro Tomei.

Fu proprio Busceti a rimettere la «V» al centro delle maglie come atto inaugurale del suo lavoro. La decisione maturò nella stagione 1990-91, quando in panchina sedeva Bruno Bolchi, subentrato a Bruno Mazzia. La ricomparsa del segno identitario fu pensata come gesto di fidelizzazione verso una tifoseria allora fredda e scettica, e rimase un tratto costante delle divise fino all’estate di un anno fa, per poi tornare oggi nuovamente in evidenza.

«Ragazzi, ricordatevi che la “V” bianca l’ho riportata io sulle maglie della nostra squadra»

Così amava ricordare Busceti ai cronisti in attesa al campo d’allenamento nella prima metà degli anni Novanta, rivendicando un passaggio che avrebbe segnato l’immagine del club per decenni. Figura riservata, abituata ad assorbire critiche e polemiche per l’equilibrio dell’ambiente, fu considerato ingranaggio essenziale nel Brescia che visse stagioni importanti con Lucescu e Reja. Il suo percorso si interruppe in città pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta in un giorno d’inverno del 1998, dopo aver accettato un incarico legato all’ex sponsor Brescialat.

Una scelta che parla alla città

Il ritorno della «V» bianca non è soltanto la ripresa di un elemento grafico. Per Brescia significa riproporre un segno di riconoscimento che, nel tempo, ha funzionato da ponte tra generazioni di sostenitori e stagioni sportive diverse. In particolare, il gesto compiuto nei primi anni Novanta, quando l’identità del club andava riconsolidata, ha mostrato quanto la simbologia possa incidere sul rapporto tra squadra e territorio. Oggi, il ripristino di quel tratto iconico rimette al centro un’eredità che i tifosi conoscono bene.

  • Riaffermazione di un segno identitario che unisce pubblico e squadra;
  • Riconoscimento del contributo storico di dirigenti come Busceti;
  • Continuità con una tradizione visiva che ha attraversato oltre tre decenni.

Le tappe principali

Di seguito una sintesi cronologica, utile a inquadrare scelte e ricadute sulla percezione pubblica del club:

Periodo Evento
Estate 1990 – Inverno 1992 Gestione parallela di due squadre da parte di Gino Corioni; Busceti rappresenta la proprietà con Cremonesi e Tomei.
Stagione 1990-91 Da direttore generale, Busceti ripristina la «V» bianca sulle maglie; in panchina Bruno Bolchi, subentrato a Bruno Mazzia.
Dopo il 1990-91 La «V» resta fino all’estate di un anno fa, prima dell’attuale ritorno.
1998 La scomparsa di Tonino Busceti in inverno; nei mesi precedenti aveva lasciato Brescia per un incarico legato all’ex sponsor Brescialat.

Memoria e tifo: un’eredità che resiste

La narrazione su Busceti, dirigente poco incline alla ribalta, emerge anche nei ricordi legati alla quotidianità del gruppo. Non mancava l’ironia bonaria dei calciatori, che sulle note di «Guantanamera» gli chiedevano un sorriso. Un episodio che racconta un ambiente capace di stemperare tensioni e, soprattutto, una leadership fatta di discrezione e servizio all’insieme. In questo contesto, la «V» tornata sulle divise non è semplice nostalgia, ma un riferimento concreto all’idea di appartenenza che ha accompagnato la squadra lungo passaggi delicati della sua storia recente.

Per i tifosi e per la città, vedere di nuovo quella «V» significa ritrovare un filo conduttore che unisce passato e presente. È un elemento visivo che parla da solo, e che Brescia riconosce come parte della propria identità sportiva. La sua ricomparsa, oggi, restituisce continuità a un percorso segnato da figure come Busceti, capace di incidere senza clamore, ma con scelte destinate a rimanere.

Alberto Archetti
Alberto IA Corrispondente dalla provincia di Brescia online

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