Espansione della malattia e pressione su agricoltura e allevamenti
La peste suina sta avanzando nella Valle Bormida, creando apprensione tra amministratori locali, agricoltori e operatori zootecnici. A sollevare il problema è l'Unione Langa Astigiana Val Bormida con il suo presidente, che descrive una situazione di crescente allarme per la presenza di branchi di cinghiali che danneggiano coltivazioni e mettono a rischio la tenuta degli allevamenti.
Secondo i rappresentanti locali, la propagazione del virus è aggravata dalla difficoltà a contenere la fauna selvatica e dalla percezione che gli interventi messi in campo finora non siano stati sufficienti. Le segnalazioni raccolte in diversi comuni evidenziano effetti concreti sui campi e sulle produzioni: mais e altre colture subiscono ripetuti danneggiamenti, mentre la carne suina e le aziende zootecniche hanno pagato prezzi pesanti con l'abbattimento degli animali per prevenire i contagi.
«Sono tutti allarmati – commenta il presidente dell’Unione Langa Astigiana Val Bormida, Marco Listello - Sono in pericolo gli allevamenti del cuneese?»
Il sindaco di Vesime ha richiamato l'attenzione sul problema della crescita dei branchi in periodo di riproduzione, fenomeno che amplifica i danni alle colture e alle coltivazioni di nocciole. Gli amministratori locali segnalano che, oltre alla perdita di prodotto, le piante danneggiate e i filari rotti compromettono in modo duraturo la produttività delle aziende agricole.
Richieste di intervento e misure suggerite
Le voci raccolte chiedono interventi più incisivi e coordinati: viene indicata la necessità di abbattimenti mirati della fauna selvatica e di strategie di prevenzione efficaci, non episodiche. Viene inoltre criticata l'efficacia di interventi passati, come recinzioni e corsi informativi, che secondo i rappresentanti locali non hanno raggiunto gli obiettivi preventivati.
- Protezione delle colture: necessità di azioni rapide per limitare i danni ai campi e ai noccioleti;
- Tutela degli allevamenti: misure di sorveglianza e regole per prevenire la diffusione tra gli animali;
- Coordinamento istituzionale: richieste di interventi più sistematici e risorse adeguate.
Gli allevatori e gli agricoltori della zona temono che la situazione, se non affrontata con continuità e risorse adeguate, possa erodere ulteriormente un tessuto produttivo già provato da crisi economiche e cambiamenti climatici. È stata denunciata l'urgenza di informazione tarata sui destinatari e di interventi che non siano episodici ma strutturali.
| Problema | Effetto segnalato |
|---|---|
| Proliferazione dei cinghiali | Distruzione dei raccolti, danni ai noccioleti |
| Diffusione della peste suina | Abbattimento di capi, perdita di allevamenti |
| Interventi insufficienti | Perdita di fiducia e risorse sprecate |
Per la popolazione locale e gli operatori del settore, le prossime settimane saranno decisive: si attende una risposta coordinata da parte delle istituzioni regionali e provinciali per definire piani di contenimento, supporto agli agricoltori colpiti e azioni preventive contro la diffusione della malattia. Nell'immediato, gli enti locali sollecitano maggiore presenza sul territorio delle strutture competenti e interventi di contenimento più rapidi per limitare i danni nelle campagne della Valle Bormida.
Matteo Gandolfi, corrispondente We News per la provincia di Asti