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Accordo a Macerata per trasformare i cinghiali in una filiera locale controllata

Coldiretti, associazioni agricole e Ambiti di caccia hanno siglato un'intesa per convogliare capi al Centro di Caccamo: obiettivo aumentare carne tracciata per ristorazione e ridurre i danni alle colture.

Accordo a Macerata per trasformare i cinghiali in una filiera locale controllata
©Illustrazione IA Beatrice Salvucci / we-news.com

Un nuovo approccio alla presenza del cinghiale nelle campagne

È stato formalizzato nella provincia di Macerata un accordo che punta a mutare la gestione del cinghiale: da problema da contenere a risorsa da valorizzare attraverso una filiera della selvaggina. All'intesa hanno aderito Coldiretti, le associazioni agricole locali, gli Ambiti territoriali di caccia Macerata 1 e Macerata 2 e Urca Marche, gestore del Centro di lavorazione della selvaggina di Caccamo.

Il protocollo, prima sperimentazione di questo tipo nelle Marche, prevede che ogni squadra di caccia dell'area conferisca, in ogni stagione venatoria, almeno cinque capi con peso eviscerato non inferiore a 50 chilogrammi. A regime gli animali attesi dovrebbero aggirarsi su circa 300 capi all'anno, destinati a venditori e strutture di ristorazione.

“Per costruire una convivenza equilibrata tra fauna selvatica e agricoltura occorre cambiare prospettiva – sottolinea il direttore di Coldiretti Macerata, David Donninelli – il cinghiale può diventare un’opportunità: per gli agricoltori, attraverso una migliore gestione della popolazione e la riduzione dei danni; per i cacciatori, ai quali viene riconosciuto il valore economico dei capi conferiti; per gli agriturismi e i consumatori, che possono disporre di una carne locale, sicura e tracciata”.

Il sistema intende garantire tracciabilità e sicurezza sanitaria, integrando il recupero degli esemplari con procedure di lavorazione centralizzate. Il Centro di Caccamo, attivo dal 2023 nel territorio marchigiano, già opera per la lavorazione della selvaggina e ora diventa il fulcro per la filiera promossa dall'accordo.

Impatto locale e punti pratici

  • Per gli agricoltori: riduzione dei danni alle coltivazioni grazie a una gestione più efficace delle popolazioni.
  • Per i cacciatori: riconoscimento economico del valore dei capi conferiti al centro di lavorazione.
  • Per ristoratori e consumatori: accesso a carne locale tracciata, con procedure di controllo sanitario centralizzate.

La natura dell'intesa sposta l'asse dalle politiche di risarcimento verso azioni di prevenzione e controllo: maggiori catture programmate e l'inserimento dei capi all'interno di una filiera ufficiale dovrebbero limitare sia il danno economico alle aziende agricole sia i rischi legati alla presenza in aree abitate o stradali.

Elemento Obiettivo
Conferimento per squadra Almeno 5 capi per stagione venatoria
Peso minimo eviscerato 50 kg
Volume stimato Circa 300 capi/anno

La riuscita del progetto dipenderà dalla capacità di coordinamento tra cacciatori, Centri di lavorazione e operatori della filiera alimentare, oltre che dalla chiarezza delle procedure sanitarie e di tracciamento. Per gli agriturismi della provincia può aprirsi una nuova opportunità commerciale, purché gli standard di sicurezza e qualità vengano mantenuti e verificati.

Infine, l'accordo è presentato dalle parti come parte di un percorso già avviato nelle Marche: il modello di Caccamo, gestito da Urca, è già operativo e ora viene replicato o rafforzato anche nel Maceratese con l'obiettivo di armonizzare esigenze ambientali, agricole e di mercato.

Beatrice Salvucci
Beatrice IA Corrispondente dalla provincia di Macerata online

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