Un’eredità visibile tra Molina e Arnoga
La scomparsa di don Antonio Mazzi, fondatore della comunità Exodus, ha suscitato nei giorni scorsi un'ampia reazione anche in Alta Valle, dove sono ancora vivide le tracce dell’impegno del sacerdote. A Valdidentro le comunità nate per accogliere e accompagnare giovani con problemi di dipendenza e disagio sociale hanno segnato la vita del territorio per oltre quarant’anni.
La prima esperienza in valle risale al 1986, con l’apertura di una struttura residenziale nei pressi di Bagni Nuovi; a questa si è poi aggiunta la casa di Arnoga, all’imbocco della Val Viola, strutture che per anni hanno operato come riferimenti concreti per percorsi di recupero e inclusione.
- Molina: sede della prima comunità residenziale in zona Bagni Nuovi.
- Arnoga: la struttura nota come baita «Tremenda», oggi chiamata baita «Viola», utilizzata per scopi sociali.
- Legami locali: relazioni con istituzioni e famiglie, come testimoniato da amministratori e residenti.
«Proprio da sindaco ho avuto modo di conoscere don Mazzi e di collaborare con lui nei suoi progetti di contrasto al disagio giovanile e alla tossicodipendenza. Don Mazzi si definiva un “pazzo di Dio” e “prete dei ragazzi cattivi»»
Il ricordo della figura di Mazzi è stato richiamato da cittadini e istituzioni locali, ben rappresentato dall’ex sindaco Ezio Trabucchi che ha ricordato la collaborazione negli anni a favore dei giovani in difficoltà. La sua immagine, di un pastore spesso critico verso l’istituzione ecclesiastica e lontano dalle logiche burocratiche, è rimasta impressa nella memoria collettiva della valle.
Significato e conseguenze locali
Per Valdidentro la presenza di Exodus ha avuto due effetti concreti e durevoli: da un lato la disponibilità di strutture per interventi residenziali e di accoglienza, dall’altro la creazione di reti di supporto con amministrazioni e famiglie. I luoghi utilizzati per finalità sociali continuano a essere parte del patrimonio del territorio e costituiscono risorse per eventuali progetti futuri nel campo dell’assistenza e della prevenzione.
La vicenda mette anche in evidenza come figure carismatiche possano incidere sulle politiche locali di contrasto alla marginalità giovanile, stimolando scelte amministrative e interventi concreti. Molti residenti hanno ricordato fotografie e incontri con don Mazzi scattate nei pressi del Parco Nazionale dello Stelvio o a Livigno, segno di come l’impegno sociale si sia intrecciato con la vita quotidiana della comunità.
Un patrimonio di esperienze ancora attuale
Le strutture di Molina e Arnoga rappresentano oggi un patrimonio di esperienze che può essere ripreso, valorizzato o interpretato in nuovi progetti. Rimane aperta la riflessione su come le istituzioni locali possano sostenere e trasformare queste risorse in risposte moderne ai bisogni emergenti, in particolare per il contrasto alla dipendenza e alle forme di esclusione sociale tra i giovani.
| Anno | Località | Intervento |
|---|---|---|
| 1986 | Bagni Nuovi (Molina) | Apertura della prima comunità residenziale |
| anni successivi | Arnoga (Val Viola) | Casa sociale, nota come baita «Tremenda» poi «Viola» |
Nei prossimi giorni si prevede che nelle comunità locali e nelle sedi istituzionali si moltiplicheranno le commemorazioni e i ricordi pubblici. Per gli abitanti della valle l’attenzione sarà rivolta non solamente al lutto, ma anche alla tutela e all’uso futuro degli immobili e dei progetti di assistenza che per anni hanno caratterizzato l’azione di Exodus sul territorio.
Il passaggio di testimone invita pertanto a un bilancio: valutare cosa resta dell’esperienza di chi ha operato direttamente sul campo e come le istituzioni locali possano raccogliere e orientare quell’eredità verso azioni concrete a favore delle nuove generazioni.