Intervento endovascolare all'Ospedale di Biella restituisce mobilità a una gestrice di rifugio
Una procedura effettuata dall'equipe di Chirurgia Vascolare diretta dal dottor Enzo Forliti all'Ospedale di Biella ha permesso di ripristinare la circolazione in un arto inferiore colpito da ostruzione di una protesi vascolare, restituendo la possibilità di deambulare e conservare la stagione lavorativa a una donna cinquantenne, impegnata nella gestione di un rifugio alpino.
Il caso non era semplice: la paziente era già portatrice di una protesi vascolare inserita in precedenti interventi eseguiti in altri ospedali e la nuova chiusura comprometteva nuovamente l'afflusso sanguigno alla gamba. Un trattamento chirurgico tradizionale avrebbe richiesto tempi di degenza e recupero incompatibili con l'imminente attività stagionale della donna.
«In Ospedale ho incontrato solo persone fantastiche, anche a livello umano. Ho ricevuto attenzione e considerazione... Dopo l’intervento ho ripreso a camminare in montagna. Ho affrontato l’intera stagione estiva sempre in rifugio ed è andata benissimo.»
La paziente ha dichiarato gratitudine verso l'equipe e ha sottolineato l'importanza dell'attenzione riservata sia alla dimensione clinica sia alle esigenze personali e lavorative. Il percorso sanitario è stato rapido: valutazione in ambulatorio con visita urgente, ricovero pochi giorni dopo e trattamento in tempi stretti.
Ruolo della Sala Ibrida e collaborazione locale
L'intervento è stato eseguito nella Sala Ibrida dell'ospedale, attiva da novembre 2025, dove la Chirurgia Vascolare svolge oggi la quasi totalità della propria attività. La realizzazione della sala è stata possibile grazie alla collaborazione tra ASL Biella, Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Associazione Amici dell’Ospedale di Biella, con un investimento complessivo che ha permesso di potenziare le capacità diagnostiche e terapeutiche locali.
La disponibilità di un setting come la Sala Ibrida consente di combinare tecniche endovascolari e chirurgiche in ambiente protetto, riducendo invasività, degenza e tempi di recupero rispetto a interventi tradizionali. Per i pazienti della provincia questo si traduce in percorsi più rapidi e meno impattanti sulle attività quotidiane.
Implicazioni per i cittadini della provincia
Per chi vive o lavora in montagna, come nel caso della paziente, la possibilità di ricevere un trattamento tempestivo e mininvasivo può fare la differenza fra perdere o mantenere una stagione lavorativa. Il caso evidenzia inoltre alcuni punti pratici utili per la popolazione locale:
- Accesso rapido: la valutazione in ambulatorio e la programmazione celere del ricovero sono fondamentali per non compromettere attività lavorative stagionali.
- Trattamenti mininvasivi: in presenza di protesi vascolari o re-occlusioni, opzioni endovascolari possono ridurre tempi di degenza e recupero rispetto a interventi tradizionali.
- Importanza delle strutture locali: investimenti come la Sala Ibrida migliorano le risposte cliniche a livello provinciale, limitando la necessità di trasferimenti in altre aree.
| Fase | Descrizione |
|---|---|
| Valutazione | Visita urgente in ambulatorio |
| Ricovero | Ingresso in ospedale nei giorni successivi |
| Trattamento | Procedura eseguita in Sala Ibrida |
Il caso rappresenta un esempio di come l'organizzazione territoriale e le tecnologie ospedaliere possano rispondere rapidamente a esigenze cliniche e lavorative dei cittadini. Per chi avesse sintomi di ridotta circolazione agli arti o problemi legati a protesi vascolari, il percorso di riferimento resta la valutazione specialistica presso i servizi di Chirurgia Vascolare dell'ASL locale.
La testimonianza conferma anche un aspetto spesso sentito nella comunità: la cura e l'attenzione del personale sanitario, oltre al valore delle strutture, incidono direttamente sulla qualità della ripresa funzionale e della vita professionale dei pazienti.