Intervento tempestivo del personale penitenziario
Nella notte all'interno del carcere di Agrigento un detenuto ha tentato di togliersi la vita impiccandosi alle sbarre della cella. La prontezza di un agente della polizia penitenziaria ha evitato l'esito fatale: l'operatore ha raggiunto il giovane, lo ha sollevato impedendo che il cappio provocasse danni irreparabili e, insieme a un secondo collega sopraggiunto poco dopo, ha dato avvio alle manovre di rianimazione.
Trasferimento in ospedale e condizioni del servizio
I soccorsi sono proseguiti fino all'arrivo del personale sanitario, che ha completato le procedure e disposto il trasferimento del detenuto in ospedale. L'episodio è stato reso noto dal Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), che ha evidenziato l'azione definita di «straordinario coraggio, professionalità e umanità» compiuta dagli agenti.
«Non è accettabile che un solo agente debba contemporaneamente vigilare su più reparti e su oltre 180 detenuti».
La citazione è del segretario generale del Sappe, Donato Capece, che ha richiamato l'attenzione sulle condizioni operative del personale e sollecitato interventi urgenti per il rafforzamento degli organici.
Il quadro operativo del reparto
Al momento dell'accaduto, sempre secondo quanto riportato dal Sappe, il primo agente era impegnato da solo nel servizio di vigilanza su due reparti collocati su piani differenti, comprendenti quattro sezioni e più di 180 detenuti. Questi numeri motivano la richiesta del sindacato di misure immediate per garantire condizioni di lavoro adeguate e sicurezza.
- Azione immediata degli agenti: intervento che ha evitato un decesso.
- Rianimazione e trasferimento: il detenuto è stato stabilizzato prima del trasferimento in ospedale.
- Richiesta sindacale: il Sappe chiede organici rinforzati e condizioni operative più sicure.
| Voce | Valore (fonti sindacali) |
|---|---|
| Reparti sorvegliati | 2 |
| Sezioni coinvolte | 4 |
| Detenuti | oltre 180 |
La vicenda pone nuovamente al centro il tema della sicurezza all'interno degli istituti penitenziari e della tutela del personale addetto alla vigilanza. Per i residenti di Agrigento il caso solleva questioni concrete: l'efficienza dell'assistenza sanitaria detentiva, la capacità di prevenzione dei gesti autolesionisti e l'adeguatezza delle risorse umane in servizio.
Le richieste del Sappe sono orientate a misure correttive che possano ridurre il sovraccarico di lavoro sul singolo agente e migliorare i protocolli di vigilanza e assistenza. Al momento non risultano altri dettagli pubblici sui motivi del gesto del detenuto né comunicazioni ufficiali da parte della direzione dell'istituto penitenziario di Agrigento.
La Procura e gli organi competenti potrebbero avviare verifiche sui fatti e sulle condizioni di servizio; alla comunità rimane l'attesa di informazioni ufficiali e di risposte sulle richieste di rafforzamento degli organici avanzate dal sindacato.