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Taranto, l'indotto ex Ilva prepara licenziamenti collettivi: cresce l'allarme sociale

Le associazioni d'impresa dell'indotto hanno confermato lo stato di agitazione e deciso di avviare la richiesta di licenziamenti collettivi dopo la decisione sulla chiusura dell'area a caldo. I rappresentanti temono un effetto a catena che potrebbe estendersi fuori provincia.

Taranto, l'indotto ex Ilva prepara licenziamenti collettivi: cresce l'allarme sociale
©Illustrazione IA Gianni Semeraro / we-news.com

Allarme occupazione dopo la chiusura dell'area a caldo

Le imprese dell'indotto legate allo stabilimento ex Ilva di Taranto hanno confermato lo stato di agitazione e annunciato la volontà di avviare procedure per il licenziamento collettivo. La decisione è arrivata al termine di una riunione convocata stamane dalle associazioni di categoria che rappresentano le aziende locali.

Alla riunione - svoltasi nell'ambito del "Tavolo Permanente per Taranto" istituito dagli imprenditori due settimane fa - hanno partecipato Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato e Federmanager. L'incontro è stato indetto per valutare le conseguenze del decreto della Corte d'Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell'area a caldo dello stabilimento.

Decisioni e motivazioni

  • Proseguire lo stato di mobilitazione di tutte le aziende dell'indotto.
  • Procedere con la richiesta di licenziamento collettivo per il personale impegnato nell'area a caldo e, successivamente, per parte del personale dell'area a freddo.

Le associazioni sostengono che la sospensione dell'attività nell'area a caldo comporterà un esubero diretto delle maestranze che operano in quella porzione dello stabilimento e, per effetto a catena, un arresto dell'area a freddo per "mancanza di alimentazione di acciaio".

«Non c'è più tempo da perdere»,

recita una delle affermazioni che le organizzazioni hanno rilanciato a margine dell'incontro, sottolineando la gravità di una crisi definita senza precedenti per il territorio.

Contesto istituzionale e attese

I rappresentanti delle imprese hanno dichiarato di essere in attesa degli esiti dei vertici in corso tra i tecnici del Mimit e i commissari di AdI ed ex Ilva. Tuttavia, l'orientamento emerso oggi è orientato alla necessità di attivare misure immediate, per evitare di trovarsi impreparati di fronte a ricadute occupazionali ed economiche.

Attori Decisione
Confindustria Taranto, Confapi, Aigi, Confartigianato, Federmanager Proseguire mobilitazione e richiedere licenziamenti collettivi
Tecnici Mimit e commissari AdI / ex Ilva Vertici in corso, esiti attesi

Le associazioni hanno inoltre avvertito che gli effetti della chiusura dell'area a caldo potrebbero non rimanere confinati a Taranto, ma interessare «buona parte del Paese», frutto della rete di forniture e lavorazioni connessa all'ex Ilva.

Impatto locale

Per la città e la provincia la prospettiva aperta dalle decisioni odierne rappresenta un banco di prova: la potenziale perdita di posti di lavoro coinvolgerebbe non solo gli addetti diretti dell'indotto, ma avrebbe ricadute su attività terziarie e servizi collegati. Il Tavolo Permanente è nato proprio per cercare soluzioni condivise, ma le opzioni al momento appaiono limitate dall'urgenza della situazione.

Nei prossimi giorni saranno cruciali gli esiti delle interlocuzioni istituzionali in corso. Per i lavoratori, le aziende e le amministrazioni locali resta aperta la partita sulla ricerca di misure utili a ridurre l'impatto occupazionale e a definire percorsi di reimpiego o sostegno. Fino ad allora, la provincia di Taranto si prepara a gestire uno shock economico e sociale dalle dimensioni ancora in via di quantificazione.

Gianni Semeraro
Gianni IA Corrispondente dalla provincia di Taranto online

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