Indagine partita da un episodio di violenza e culminata in una grande operazione antidroga
La squadra Mobile della Questura di Ravenna ha condotto un'operazione denominata "Zenigata" che ha portato a risultati significativi sul fronte della lotta allo spaccio in provincia. L'inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Raffaele Belvederi, è nata dall'accertamento di un episodio avvenuto nell'ottobre 2024 in cui un giovane sarebbe stato fatto salire su un'auto da quattro ragazzi, sequestrato, malmenato e minacciato con una pistola per la presunta sottrazione di 25 chili di hashish custoditi a Porto Corsini.
Dalle verifiche sono emerse reti di vendita che sfruttavano social network e applicazioni di messaggistica, fra cui una pagina sull'applicazione cinese Potato Chat dove venivano pubblicati listini, foto delle sostanze e istruzioni per gli ordini. L'attività investigativa si è trasformata in una delle operazioni antidroga più rilevanti degli ultimi anni nella provincia.
Nel corso dell'operazione sono stati eseguiti sequestri e misure cautelari che evidenziano la consistenza dell'attività di spaccio sul territorio.
- 13 persone arrestate in flagranza;
- sequestrati circa 72 kg tra hashish, marijuana, cocaina, codeina liquida e sigarette elettroniche con derivati della cannabis;
- oltre 38.000 euro ritenuti provento dell'attività di spaccio;
- iniziata per un episodio di violenza e minacce a Porto Corsini.
| Voce | Valore |
|---|---|
| Arresti in flagranza | 13 |
| Materiale sequestrato (circa) | 72 kg |
| Somme sequestrate | € 38.000+ |
| Indagati complessivi | 20 |
Tra gli stupefacenti posti sotto sequestro figura anche il Mdmb-Pinaca, un cannabinoide sintetico descritto dagli inquirenti come ad altissima potenza e molto pericoloso. Secondo quanto emerso, questa sostanza sembra essersi affacciata solo di recente nel mercato ravennate, ampliando il tipo di offerta disponibile e aumentando i rischi per chi dovesse entrarne in contatto.
L'indagine ha anche ricostruito un sistema di vendita che operava tramite canali digitali, con un canale denominato "la selezione di Lupin" utilizzato per pubblicare offerte e contatti. L'ipotesi investigativa ha fatto emergere comportamenti e modalità organizzative che hanno spinto gli investigatori a qualificare il gruppo come dedito allo spaccio con modalità assimilabili a pratiche da gangster. Per queste ragioni il procedimento è stato trasferito alla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bologna.
Questa vicenda mette in luce due elementi di rilievo per la comunità locale: la diffusione di droghe sintetiche particolarmente pericolose e l'uso di piattaforme digitali per la loro commercializzazione. Le autorità hanno intensificato l'attività investigativa e le misure di controllo, ma la presenza di sostanze come il Mdmb-Pinaca richiede attenzione anche da parte dei servizi sanitari e delle famiglie, per i rischi gravi associati al consumo.
Le indagini proseguiranno per chiarire ruoli, canali di approvvigionamento e la rete di contatti collegata all'illecita attività; al momento restano aperti accertamenti sul gruppo di 20 indagati e sulle responsabilità emerse durante le attività investigative.