Festa del patrono, un messaggio alla città
Nel giorno di Sant’Antonino, patrono di Piacenza, la celebrazione in Duomo è diventata anche occasione per un richiamo alla responsabilità collettiva. Il vescovo Adriano Cevolotto, durante l’omelia, ha affrontato con parole nette il tema della presunta «islamizzazione» della città, ricondotta a una narrazione priva di fondamento e a rischio di alimentare divisioni sociali. Il suo intervento, rivolto alla comunità civile ed ecclesiale riunita per la solennità, ha messo al centro la coesione e la cura delle relazioni come argine a paure e contrapposizioni.
«Guardiamoci da ogni selezione ed esclusione. È una logica disgregante quella che dice io non ho bisogno di te. I pericoli oggi non vengono dall’esterno ma da dentro. Penso alla presunta islamizzazione di Piacenza: non è altro che una campagna ad effetto».
Il riferimento del presule a dinamiche di contrapposizione invita a spostare lo sguardo dalle presunte minacce esterne alla capacità della città di riconoscersi come comunità. La figura di Sant’Antonino, ricordata dal vescovo come «custode della città», diventa così la chiave simbolica di una protezione che si esercita non alzando barriere, ma coltivando legami.
«Sant’Antonino in questo senso è il custode della città. Con la spada nel fodero e mai sguainata, senza bisogno di muri di cinta».
Rispetto delle istituzioni e alleanza tra adulti
Nell’omelia sono arrivati anche richiami concreti al vivere civile. Il vescovo ha sottolineato il rispetto delle istituzioni come pilastro della convivenza e ha chiesto una “alleanza tra adulti”, invocando la corresponsabilità nelle scelte educative e sociali. Un passaggio che si lega alla necessità di «alimentare un senso di appartenenza», essenziale in una fase in cui i rapporti comunitari possono essere messi alla prova da sfiducia e polarizzazione.
- Invito a respingere logiche di esclusione e selezione.
- Richiamo al rispetto delle istituzioni e alla responsabilità condivisa.
- Sottolineatura del valore del senso di appartenenza alla comunità locale.
Il riconoscimento ad Africa Mission
Durante la Messa in Duomo, è stato ricordato anche il conferimento dell’Antonino d’oro ad Africa Mission, realtà storica legata al territorio. Il vescovo ha evidenziato come l’opera dell’associazione abbia contribuito a far crescere sensibilità e attenzione alla povertà, avvicinando esperienze lontane alla quotidianità piacentina.
«Ha fatto più bene in Italia che in Africa. Ha destato l’attenzione, ha fatto familiarizzare con la povertà stabile. L’Uganda è diventata più prossima».
Il riconoscimento, inserito nel contesto della festa patronale, acquista un significato duplice: da un lato sottolinea l’impegno solidale nato sul territorio e capace di generare consapevolezza; dall’altro offre un riferimento concreto a quel “senso di appartenenza” richiamato nell’omelia, inteso come impegno reciproco e responsabilità verso il bene comune.
Appartenenza e responsabilità condivisa
In chiusura, il vescovo ha rivolto una preghiera alla città perché cresca il desiderio di sentirsi parte di un corpo unico, nel quale ciascuno ha un ruolo insostituibile. È un invito a guardare alla Piacenza di oggi non come a una somma di interessi contrapposti, ma come a una comunità capace di sostenere i più fragili e di evitare la scorciatoia della diffidenza.
«La grazia dell’appartenenza, per l’edificazione di un corpo del quale tutti e ciascuno siamo parte».
I temi chiave dell’omelia
| Tema | Passaggio chiave |
|---|---|
| Coesione sociale | Rifiuto di selezione ed esclusione; i pericoli "da dentro". |
| Istituzioni | Richiamo al rispetto e alla responsabilità civica. |
| Appartenenza | Invito a sentirsi parte di un corpo comune. |
| Solidarietà | Valorizzazione di Africa Mission e dell’Antonino d’oro. |
Nel segno di Sant’Antonino, il messaggio consegnato alla città invita dunque a un passo indietro dalle contrapposizioni e a un passo avanti verso il lavoro comune. In una giornata simbolica per Piacenza, le parole pronunciate in Duomo delineano un’agenda civile basata su fiducia, collaborazione e responsabilità diffusa, per una comunità più capace di unire che di dividere.