Arrivo previsto a Savona e numeri dell’operazione
È atteso per domenica 5 luglio lo sbarco nel porto di Savona della nave umanitaria Open Arms, con a bordo 85 persone soccorse nel Mediterraneo centrale. Si tratta in prevalenza di cittadini egiziani, somali e bangladesi, recuperati dopo oltre 96 ore trascorse alla deriva su un’imbarcazione in legno in condizioni precarie. Tra i naufraghi figurano 22 minori non accompagnati, che richiederanno procedure dedicate all’accoglienza e alla tutela.
Con questo sbarco, per la Liguria si conta il 20° approdo nell’ultimo biennio distribuito tra i porti di Genova, Savona e La Spezia. Secondo le stime riportate, il totale dei migranti transitati nei tre scali liguri negli ultimi due anni si aggira intorno alle 2.000 persone, molte delle quali hanno poi proseguito verso strutture fuori regione.
Il contesto: la rotta ligure e i “porti sicuri” distanti
La scelta di assegnare scali del Nord come punto di sbarco rientra nella linea ministeriale dei “porti sicuri distanti”, finalizzata a decongestionare Sicilia e Calabria distribuendo la prima accoglienza sul territorio nazionale. La Liguria, in questo quadro, è diventata un hub di transito strutturato, con una crescente centralità dei propri tre porti nella gestione delle operazioni di sbarco e trasferimento.
Per Savona, ciò significa attivare, all’occorrenza, una filiera di risposte che coinvolge autorità marittime, sanità, forze dell’ordine e rete dell’accoglienza, con particolare attenzione ai minori. Questa componente, sul piano operativo, impone profili dedicati: valutazioni tempestive, collocazioni idonee, mediazione linguistica e accompagnamento legale.
La protesta dell’Ong: distanza e tempi di navigazione
L’organizzazione spagnola ha espresso una critica netta sulla scelta del porto. L’assegnazione di Savona, a oltre 700 miglia dal punto di soccorso e con circa quattro giorni di navigazione stimati per raggiungerlo, secondo l’Ong sottrae tempo e mezzi alla ricerca e soccorso in mare. Sui propri canali social l’associazione ha sintetizzato così la posizione:
«Il porto assegnato dalle autorità italiane per lo sbarco è Savona, a oltre 700 miglia e circa 4 giorni di navigazione (...). Obbligarci a questo costa vite umane».
La nave è impegnata nella 129ª missione e, come da prassi, aveva richiesto l’assegnazione di un Place of Safety il prima possibile dopo l’evento di soccorso. La rotta verso un approdo distante, osserva l’Ong, incide anche sulla successiva capacità dell’unità di tornare rapidamente nelle aree di rischio.
Implicazioni locali per Savona
Per la città e il territorio provinciale, l’arrivo comporta l’organizzazione di una prima assistenza sanitaria e umanitaria, i controlli di rito e la successiva redistribuzione, in coerenza con gli indirizzi nazionali già sperimentati negli ultimi due anni. La presenza di 22 minori richiama il coordinamento tra strutture abilitate, servizi sociali e prefettura, con l’obiettivo di garantire tutela, sistemazioni temporanee adeguate e l’avvio delle procedure amministrative previste.
Sul piano operativo, gli sbarchi programmati consentono di predisporre con anticipo servizi di trasporto dedicati, spazi di accoglienza e presidii sanitari, riducendo le criticità logistiche sulla viabilità portuale e cittadina. Restano centrali la gestione dei tempi di permanenza in provincia e le destinazioni successive, aspetti che negli ultimi arrivi liguri hanno spesso visto un rapido trasferimento verso altre regioni.
Dati essenziali
| Voce | Dato |
|---|---|
| Persone a bordo | 85 |
| Minori non accompagnati | 22 |
| Tempo alla deriva prima del soccorso | oltre 96 ore |
| Porto di sbarco | Savona |
| Distanza dal punto di soccorso | oltre 700 miglia |
| Tempo di navigazione stimato | circa 4 giorni |
| Arrivi in Liguria (biennio) | 20 |
| Persone transitate in Liguria (stima biennale) | circa 2.000 |
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
- Ricezione in banchina e triage sanitario, con particolare attenzione ai minori.
- Identificazione e prima accoglienza, in coordinamento con le autorità competenti.
- Pianificazione dei trasferimenti verso strutture predisposte, anche fuori regione.
La programmazione delle operazioni, già rodata nei precedenti approdi liguri, punta a limitare i tempi in porto e gli impatti sulla circolazione. Per la comunità savonese si prospetta una gestione in continuità con gli ultimi due anni: presenza ordinata in banchina, smistamenti tempestivi e attenzione agli aspetti sanitari e di tutela dei minori. Resta sullo sfondo il confronto tra efficienza operativa locale e scelta di porti distanti, tema che intreccia sicurezza in mare, capacità di soccorso e distribuzione degli approdi sul territorio nazionale.