Criticità locali e timori per i servizi: la montagna chiede coesione
Una folta rappresentanza di amministratori locali, consiglieri regionali e parlamentari si è riunita ad Amandola per discutere della nuova legge nazionale sulla montagna, la cui entrata in vigore è prevista per il 22 luglio 2026. Al centro del confronto la preoccupazione che la riforma possa produrre effetti negativi sull'organizzazione dei servizi essenziali e sulle politiche di sostegno per le aree interne.
Il dibattito ha sottolineato, in particolare, la fragilità della rappresentanza politica della montagna nelle Marche. Dalla regione arriva infatti l'osservazione che non si è riusciti a convergere su un nome unico per guidare alcuni processi decisionali rilevanti per il territorio. Alla discussione si è aggiunta anche la questione infrastrutturale, con riferimenti alla Pedemontana e alla storica arteria mare-monti tra Amandola e San Ruffino, i cui lavori non sono mai effettivamente partiti nonostante i finanziamenti previsti.
“La montagna non può essere divisa in territori di serie A e territori di serie B: i problemi, le opportunità e le sfide sono comuni e riguardano l'intero sistema territoriale”
La riflessione del presidente di Uncem Marche, Giuseppe Amici, è stata netta: la riforma non deve determinare contrapposizioni tra comuni riconosciuti come montani e altri esclusi. Secondo Amici, una nuova definizione dei criteri di montanità potrebbe avere ricadute concrete sui servizi sanitari, sui trasporti e sugli interventi di sostegno economico per le comunità collinari e montane.
Tra le questioni pratiche sollevate durante la plenaria è tornato il tema dell'ospedale dei Sibillini, che attende ancora l'attivazione di un pronto soccorso completo di personale e servizi adeguati, elemento considerato cruciale per la sicurezza sanitaria delle popolazioni locali. A ciò si aggiunge il nodo infrastrutture: interventi stradali come il raddrizzamento della parte tra Amandola e San Ruffino restano in sospeso, con impatto diretto su mobilità e accessibilità.
- Rappresentanza politica: scarsa intesa regionale sui nomi e ruoli chiave;
- Infrastrutture: cantieri finanziati ma non avviati su arterie strategiche come la mare-monti;
- Servizi sanitari: attesa per il pronto soccorso all'ospedale dei Sibillini e conseguenze per i cittadini.
Per le comunità dell'entroterra fermano-piceno le preoccupazioni non sono astratte: una rimodulazione dei criteri di montanità può incidere sui trasferimenti, sulle priorità di intervento e sulla possibilità per i comuni di accedere a misure di sostegno dedicate. Per questo motivo nel corso dell'incontro si è ribadita la necessità di coordinamento tra istituzioni e rappresentanze locali, con l'obiettivo di evitare frammentazioni che penalizzerebbero i territori marginali.
La scadenza per l'entrata in vigore della legge si avvicina: la discussione avviata ad Amandola mette in luce la richiesta di garanzie chiare su come verranno applicati i nuovi criteri e su quali tutele saranno previste per i comuni che rischiano di perdere lo status di montani. Amministratori e associazioni locali chiedono tempo e confronto per evitare che le comunità subiscano una riduzione dei servizi o una minore attenzione nelle politiche regionali e nazionali.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Data entrata in vigore | 22 luglio 2026 |
| Luogo del confronto | Amandola |
| Soggetto intervenuto | Uncem Marche (presidente Giuseppe Amici) |
I prossimi giorni saranno decisivi per comprendere se le istanze raccolte nelle aree interne troveranno risposta a livello regionale e nazionale oppure se la legge entrerà in vigore producendo divisioni sui territori. Gli amministratori locali hanno chiesto che qualsiasi applicazione dei nuovi criteri sia accompagnata da misure di accompagnamento condivise e da un monitoraggio puntuale degli effetti sui servizi essenziali.
Per le comunità montane del Fermano e dei Sibillini resta quindi aperta la partita della rappresentanza e della tutela: al centro restano i servizi, le infrastrutture e la necessità di mantenere coesa una realtà territoriale che teme di essere frammentata dalla riforma.