Una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare che ha coinvolto complessivamente 35 persone. L’operazione è stata condotta dai Carabinieri, con il coinvolgimento di comandi provinciali su scala nazionale, e mira a disarticolare una consolidata rete di narcotraffico riconducibile alla cosca Alvaro di Sinopoli.
Le accuse e il contesto investigativo
Gli indagati sono destinatari di provvedimenti emessi dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria; a vario titolo sono contestati 47 capi di imputazione, tra cui figura l’associazione finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Nell’ambito dell’attività sono emerse anche contestazioni per detenzione illegale di armi e per un tentato sequestro di persona a scopo estorsivo.
La filiera del traffico
Le indagini, coordinate dai Carabinieri di Palmi e Gioia Tauro, hanno ricostruito le fasi principali della catena criminale: dall’importazione di cocaina dal Sudamerica al porto di Gioia Tauro fino alla distribuzione nelle piazze di spaccio. Emergono complicità interne al porto e l’uso di vetture fornite da autonoleggi per il trasporto della droga verso Sicilia orientale e occidentale.
- Località coinvolte nella distribuzione: Catania e Palermo;
- Complici individuati tra portuali e autonoleggiatori;
- Periodo investigato: attività gestite già nel 2020-2021, con ulteriori accertamenti tra 2023-2024.
Una prima fase dell’inchiesta si è sviluppata dall’analisi di chat cifrate sulla piattaforma denominata "SKY ECC", che hanno rivelato modalità di comando e controllo esercitate anche da detenuti tramite i congiunti all’esterno. Successivi approfondimenti hanno confermato la persistenza dell’organizzazione, sotto la direzione di componenti riconducibili alla famiglia di un boss già detenuto.
Sequestri, violenze sventate e risorse investigative
Nel corso delle attività sono stati sequestrati complessivamente oltre 300 chili di cocaina. Le indagini hanno inoltre impedito episodi di violenza: tra questi risultano un tentativo di sequestro di un acquirente ritenuto moroso e intimidazioni a colpi d’arma da fuoco contro un esercizio commerciale, presumibilmente volte a eliminare la concorrenza locale.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Arresti | 35 |
| Capi di imputazione | 47 |
| Quantità di cocaina sequestrata | oltre 300 kg |
| Province coinvolte | 12 (comandi provinciali impiegati) |
L’operazione ha visto l’impiego, tra le altre forze, dello Squadrone Eliportato "Cacciatori" della Calabria e dei comandi provinciali di dodici province, a testimonianza della dimensione interregionale dell’inchiesta.
Impatto locale e prospettive
Per la provincia di Reggio Calabria il blitz rappresenta un’importante azione di contrasto alla presenza criminale sul territorio e alle reti che sfruttano il porto di Gioia Tauro come punto di ingresso per ingenti carichi di stupefacenti. La ricostruzione investigativa sottolinea anche il ruolo di figure di riferimento detenute che continuavano a gestire attività illecite tramite canali esterni.
Le procedure giudiziarie proseguiranno con le fasi successive dell’istruttoria e, dove necessario, con ulteriori accertamenti volti a chiarire ruoli e responsabilità. Sul piano operativo, l’esito dell’indagine può incidere sulle strategie di controllo nei porti e sulle attività di prevenzione e contrasto al narcotraffico sul territorio provinciale.
Restano al centro dell’attenzione le misure per proteggere le comunità locali dalle pressioni criminali e per rafforzare i controlli nelle infrastrutture portuali strategiche per l’economia della Piana di Gioia Tauro.