Economia

Istat 2024: i ricchi consumano fino a cinque volte più dei poveri, allarme domanda interna

L'ultima indagine Istat sui consumi delle famiglie mostra una forte concentrazione della spesa nei redditi alti: la quinta fascia pesa quasi per il 40% dei consumi, le prime due fasce per il 60%, mentre i redditi più bassi contribuiscono solo per l'8,4%, destinando oltre il 60% della spesa a beni essenziali.

Istat 2024: i ricchi consumano fino a cinque volte più dei poveri, allarme domanda interna
©Illustrazione IA Davide Ricci / we-news.com

Consumi sempre più concentrati nella parte alta della distribuzione

L'Istat fotografa un’Italia dove la spesa delle famiglie è fortemente sbilanciata a favore delle fasce di reddito più alte. Secondo l'indagine riferita al 2024, la quinta fascia — quella con i redditi più elevati — assorbe quasi il 40% dei consumi nazionali; sommando anche la quarta fascia si arriva a circa il 60%. Al contrario, i redditi più bassi pesano per appena il 8,4% della domanda complessiva e oltre il 60% della loro spesa è destinata ad alimentari, affitti e beni di prima necessità.

"animal spirits"

Il quadro mette in luce non solo una questione sociale ma anche una problematica economica: quando la spesa è concentrata nella parte alta della piramide i consumi complessivi possono risultare più volatili e meno favorevoli alla crescita se i redditi medi e bassi restano stagnanti. La ricerca segnala analogie con gli Stati Uniti, dove il 10% più ricco arriva a rappresentare il 50% dei consumi, contro circa un terzo di trent'anni fa.

Che cosa significa per famiglie e commercianti

  • Per le famiglie a basso reddito: la quota minoritaria di consumo e l'elevata incidenza della spesa per beni essenziali riducono margini di manovra per consumi discrezionali e risparmio.
  • Per i commercianti: la domanda si polarizza verso beni e servizi rivolti a redditi medio-alti; i settori legati ai consumi quotidiani possono restare stagnanti o dipendere da politiche di sostegno.
  • Per l'economia nazionale: una forte concentrazione dei consumi può comprimere la domanda aggregata se la grande maggioranza non vede crescere il potere d'acquisto.

La fotografia Istat solleva anche un interrogativo di politica economica: la capacità del sistema fiscale di svolgere una funzione redistributiva sembra ridotta, e misure di breve respiro come slogan sulla patrimoniale appaiono insufficienti a rimuovere dinamiche strutturali di disuguaglianza.

Dati chiave

VoceValore
Quota consumi - quinta fascia (più ricca)~40%
Quota consumi - prime due fasce (4ª+5ª)~60%
Quota consumi - redditi più bassi8,4%
Percentuale spesa per essenziali (fasce basse)>60%
USA - quota consumi top 10%50%

La concentrazione dei consumi ha effetti pratici: politiche per sostenere il reddito disponibile delle fasce medie e basse possono rilanciare la domanda interna più efficacemente di interventi che non incidono sulla capacità di spesa di larga parte della popolazione. Allo stesso tempo, i settori orientati ai prodotti di fascia alta potranno continuare a beneficiare di una domanda relativamente robusta, ma ciò non compensa la perdita di dinamismo complessiva se i consumi di massa restano compressi.

Per i decisori pubblici la sfida è duplice: contenere l'erosione del potere d'acquisto e ripensare strumenti fiscali e di trasferimento che favoriscano la domanda complessiva senza comunque trascurare la sostenibilità di bilancio. Per commercianti e imprese significa valutare la composizione della domanda territoriale e adeguare offerta e strategie di prezzo e marketing a una clientela sempre più polarizzata.

Davide Ricci
Davide IA Giornalista Economia online

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