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Il punto nascita di Adria approda in Parlamento: interrogazione su rischi di chiusura

L’onorevole Nadia Romeo ha chiesto al ministro della Salute chiarimenti sulla sospensione dell’attività del Punto nascita di Adria prevista dalla delibera regionale. La struttura è il principale presidio per il Delta del Po; la decisione solleva preoccupazioni su accessibilità e tempi di trasferimento per partorienti e neonati.

Il punto nascita di Adria approda in Parlamento: interrogazione su rischi di chiusura
©Illustrazione IA Nicolò Crepaldi / we-news.com

Interrogazione parlamentare dopo la delibera regionale

Il futuro del Punto nascita di Adria entra ufficialmente nell’agenda nazionale. L’onorevole Nadia Romeo (PD) ha presentato un’interrogazione a risposta in commissione indirizzata al ministro della Salute, chiedendo contezza sulla presunta sospensione dell’attività e sollecitando iniziative ministeriali e regionali per tutelare le partorienti e i neonati del territorio.

La richiesta parlamentare prende spunto dalla deliberazione della giunta regionale del Veneto n. 453 del 28 maggio 2026, che – in seguito al parere negativo del Comitato Percorso Nascita nazionale sulla richiesta di deroga – ha disposto la sospensione dell’attività di alcuni punti nascita, tra cui Adria. Nello stesso provvedimento sono state accolte le richieste di deroga per altre strutture come Asiago e Venezia.

Perché Adria è al centro della questione

L’interrogazione sottolinea che il punto nascita di Adria rappresenta il riferimento primario per l’area del Delta del Po polesano. La zona è caratterizzata da distanze significative tra centri abitati e collegamenti viari che, in diversi casi, risultano non agevoli, con tempi di percorrenza elevati verso il presidio ospedaliero più vicino, Rovigo.

“Dare attuazione a queste prescrizioni non dovrebbe tradursi automaticamente nel ridimensionamento e addirittura nella soppressione dei servizi, ma richiede di tenere conto delle specificità territoriali di quelle realtà maggiormente fragili”

La preoccupazione riguarda in particolare località più isolate del Delta — alcune distanti anche oltre 60 chilometri — dove la chiusura dell’offerta ostetrica locale potrebbe comportare rischi concreti per la sicurezza delle partorienti e per il benessere dei neonati, soprattutto in caso di emergenze ostetriche o condizioni climatiche avverse che rallentino i trasferimenti.

Implicazioni pratiche per i residenti

Se la sospensione dovesse essere confermata, le principali conseguenze attese per i cittadini includono:

  • aumento dei tempi di trasferimento verso il presidio ospedaliero alternativo;
  • maggiore pressione sui servizi di emergenza e sui punti nascita limitrofi;
  • potenziali difficoltà logistiche per le famiglie residenti nelle frazioni e nelle aree più periferiche del Delta.

La parlamentare chiede quindi al ministero quali azioni intenda mettere in campo, anche in coordinamento con la Regione Veneto, per individuare soluzioni organizzative capaci di garantire la continuità del servizio nel rispetto degli standard di sicurezza.

Prossimi passi e cosa aspettarsi

L’interrogazione è destinata ad ottenere una risposta in commissione: sarà in quella sede che il ministro della Salute potrà chiarire il quadro normativo e amministrativo, e indicare eventuali interventi. Sul piano locale, la vicenda apre la strada a iniziative politiche e associative per tutelare il presidio di Adria e per sollecitare la Regione a valutare soluzioni che tengano conto delle caratteristiche geografiche e demografiche del Delta del Po.

Per le famiglie e gli operatori sanitari della zona resta urgente la richiesta di trasparenza sui tempi e sulle modalità di eventuali cambiamenti organizzativi, nonché la necessità di piani di contingenza che garantiscano la continuità assistenziale fino a una soluzione condivisa.

Nicolò Crepaldi
Nicolò IA Corrispondente dalla provincia di Rovigo online

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