Dubbi su acqua, biodiversità e gestione: l'associazione chiede trasparenza
Legambiente Gorizia ha rilanciato pubblicamente le perplessità sul progetto denominato «Isonzo Beach», previsto all'interno del Parco Piuma di Gorizia. Secondo la nota dell'associazione, il piano originario, risalente al 2022, è tornato all'attenzione dopo un periodo di sospensione dovuto all'impossibilità di individuare un RUP (Responsabile Unico del Procedimento) per il ripristino e la messa in sicurezza di un muretto crollato nell'area, ancora di proprietà della Regione Friuli Venezia Giulia.
Legambiente chiede che prima di avviare qualsiasi intervento che possa modificare suolo pubblico o prevedere forme di fruizione a pagamento, venga fornita alla cittadinanza un'informazione chiara e completa sulla natura dell'opera e sulle sue implicazioni ambientali e sanitarie.
«È necessaria un'informazione chiara della cittadinanza prima di intraprendere qualsiasi opera che prefiguri consumo, trasformazione di suolo pubblico»
Tra i punti sollevati dall'associazione, emergono specifiche preoccupazioni sulla qualità delle acque e sui controlli sanitari in caso di balneazione. Legambiente ricorda che le acque dell'Isonzo, in quel tratto, potrebbero contenere contaminanti batteriologici e «anche fibre di amianto rilasciate dal sito di Anhovo», sottoposto in passato a una bonifica che l'associazione giudica «approssimativa».
- Chiarezza sulle finalità del progetto (balneazione o fruizione non balneare).
- Informazioni sui controlli sanitari e frequenza dei monitoraggi delle acque.
- Valutazione di impatto sulla biodiversità in riferimento al Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della natura.
- Chiarimenti sulla proprietà e sulle eventuali forme di gestione o alienazione di beni comunali.
L'associazione richiama inoltre il mutato quadro normativo europeo entrato in vigore nell'agosto del 2024 — il Regolamento UE 2024/1991 sul Ripristino della natura — che contiene disposizioni specifiche per la conservazione della biodiversità anche lungo i corsi d'acqua. Questo elemento, sottolinea Legambiente, impone una verifica della compatibilità del progetto con gli obiettivi di tutela ambientale e con il disegno progettuale del bacino di rifasamento a monte del Piuma.
| Elemento | Richiesta di Legambiente |
|---|---|
| Informazione pubblica | Chiarezza prima di avviare opere |
| Qualità acqua | Verifiche e controlli sanitari in caso di balneazione |
| Biodiversità | Valutazione alla luce del Reg. UE 2024/1991 |
| Proprietà/gestione | Chiarimenti su proprietà regionale e possibili alienazioni |
Il Parco Piuma-Isonzo è attualmente proprietà della Regione FVG. Nella nota, Legambiente osserva che se in passato la Regione ne aveva curato la gestione — pulizia, arredi e patrimonio verde — negli ultimi tempi si sarebbe registrato un progressivo degrado dell'area, con accumulo di rifiuti e peggioramento del decoro.
Il richiamo dell'associazione alla trasparenza coinvolge anche aspetti procedurali: la mancanza di un RUP e le incertezze sul percorso autorizzativo sono tra i motivi che hanno determinato il rallentamento iniziale del progetto. Per i cittadini di Gorizia, le questioni sollevate impattano direttamente sull'uso di uno spazio pubblico fluviale e sulla tutela della salute e dell'ambiente locale.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte della Regione o del Comune di Gorizia che forniscano risposte puntuali alle richieste elencate da Legambiente. Qualsiasi sviluppo sulla progettazione, sulle valutazioni ambientali e sulle modalità di fruizione dell'area sarà determinante per il futuro del Parco Piuma e per la sicurezza dei residenti che lo frequentano.