La Procura Distrettuale Antimafia di Napoli, con l'attività investigativa dei carabinieri del Nucleo Investigativo dei Comandi Provinciali di Avellino e Benevento, ha portato all'esecuzione di un fermo nei confronti di due uomini ritenuti legati al clan Pagnozzi, storicamente attivo nella Valle Caudina. L'operazione, svolta il 4 agosto 2026, mira a far luce su una serie di condotte criminali che hanno avuto ricadute concrete sulla vita quotidiana di cittadini e lavoratori della provincia.
Le imputazioni
Secondo quanto emerso dalle indagini, agli indagati vengono contestati, tra gli altri reati, estorsione e usura aggravata dal metodo mafioso, nonché l'agevolazione del gruppo criminale di appartenenza. Le attività investigative hanno ricostruito due episodi distinti:
- un prestito di 500 euro con richieste di restituzione giunte a 1.350 euro dopo sette giorni e successivi continui comportamenti di pressione, minacce e richieste di denaro;
- la pressione esercitata nei confronti dell'agente di una catena di supermercati, residente in provincia di Avellino, affinché procedesse all'assunzione di persone indicate dagli indagati, con azioni intimidatorie che hanno compreso danneggiamenti e tentativi di incendio davanti all'abitazione della vittima.
Il gip del Tribunale di Avellino, pur non convalidando il fermo, ha disposto per entrambi la misura cautelare della custodia in carcere, ritenendo sussistente la pericolosità degli indagati e il fatto che avessero a disposizione delle armi.
Chi è coinvolto e dove
Le vittime individuate dall'inchiesta sono un giovane di 27 anni della provincia di Avellino, che subiva richieste estorsive e usurarie dopo aver chiesto un prestito, e un agente di una catena di supermercati, un uomo di 28 anni originario della provincia di Napoli ma residente in provincia di Avellino, oggetto di minacce e atti intimidatori.
| Elemento | Dettagli |
|---|---|
| Data attività | 4 agosto 2026 (esecuzione del fermo) |
| Organi investigativi | DD.AA. Napoli, Carabinieri Nucleo Investigativo Avellino e Benevento, Compagnie di Avellino e Montesarchio |
| Reati contestati | Estorsione, usura aggravata dal metodo mafioso, agevolazione mafiosa |
Impatto locale e conseguenze pratiche
Le accuse lanciano un allarme per l'economia locale e il mercato del lavoro: la presunta imposizione di assunzioni in una catena di supermercati indica un tentativo di infiltrazione nei rapporti di lavoro e nelle scelte aziendali che può sottrarre opportunità a candidati selezionati secondo criteri legittimi. Per i cittadini, il caso rimarca la necessità di segnalare pressioni, richieste di denaro e atti intimidatori alle forze dell'ordine.
Le indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia proseguono per chiarire compiutamente ruoli e responsabilità e per verificare eventuali ulteriori collegamenti con altre attività criminali nella Valle Caudina e nella provincia di Avellino.
Resta attesa l'evoluzione del procedimento giudiziario e gli eventuali sviluppi investigativi che potrebbero emergere nelle prossime fasi dell'inchiesta.