La Federazione nazionale degli agenti e rappresentanti di commercio (Fnaarc), aderente a Confcommercio, torna a sollecitare un intervento legislativo sulla fiscalità delle autovetture utilizzate dagli agenti di commercio, richiamando l'attenzione del Governo in vista della prossima manovra. Al centro della richiesta c'è un anacronismo fiscale: il valore fiscalmente riconosciuto per l'acquisto dell'auto è ancora calcolato sulla base di una soglia che risale al 1986.
Il nodo numerico e la sua origine
Per gli agenti che operano in regime ordinario, che rappresentano circa il 38% del totale, la quota riconosciuta è fissata all'80% di un tetto massimo di 25.822 euro. Questo limite deriva dal cambio dalla lira all'euro dei vecchi 50 milioni di lire introdotti nel 1986. Secondo Fnaarc, si tratta di un parametro ormai fuori scala rispetto ai prezzi correnti delle auto e ai costi di mobilità sostenuti quotidianamente dagli agenti.
"Da allora il prezzo delle automobili è più che raddoppiato, mentre il limite di deducibilità è rimasto invariato"
La presidente di Fnaarc Confcommercio Lecco, Francesca Maggi, sottolinea come questa discrepanza trasformi la norma in una fonte di penalizzazione per professionisti che hanno nell'automobile un bene strumentale fondamentale.
Impatto sui consumi e sul mercato dell'auto
Fnaarc porta numeri concreti per supportare la richiesta: gli agenti rinnovano mediamente l'auto ogni quattro anni a causa dell'alto chilometraggio, acquistano quotidianamente circa 159 vetture nuove e, nel solo 2024, hanno generato acquisti per oltre 700 milioni di euro. Nonostante questi volumi, la possibilità di dedurre fiscalmente il costo sostenuto copre solo una parte dell'investimento reale.
- Per gli agenti: minor capacità di compensare fiscalmente spese necessarie all'attività professionale.
- Per i commercianti e il mercato auto: potenziale distorsione nelle scelte d'acquisto e nella domanda di veicoli nuovi
- Per le casse pubbliche: l'aggiornamento della norma avrebbe implicazioni sul gettito fiscale e richiede valutazioni nella manovra.
Un problema che investe anche il regime forfettario
La Fnaarc evidenzia che la questione non si limita ai soli agenti in regime ordinario. Dal 2015, con l'introduzione del regime forfettario, sono cresciuti anche i costi necessari per l'esercizio della professione, aumentando la pressione sui bilanci di chi lavora su strada. La federazione chiede quindi un aggiornamento normativo che rifletta i costi reali e tuteli la capacità operativa degli agenti.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Quota agenti in regime ordinario | 38% |
| Limite massimo fiscale (derivato) | 25.822 € |
| Percentuale fiscalmente riconosciuta | 80% |
| Auto nuove acquistate mediamente al giorno dagli agenti | 159 |
| Acquisti generati nel 2024 | oltre 700 milioni € |
L'appello della federazione, ripreso anche dalla presidente di Fnaarc Lecco, invita il legislatore a considerare un aggiornamento dei parametri di deducibilità: un intervento che impatterebbe direttamente sui redditi netti degli agenti, sulla loro capacità di sostituire i veicoli obsoleti e, più in generale, sul mercato automobilistico italiano.
Nei prossimi mesi, con l'avvio del confronto sulla manovra, si aprirà il dibattito politico e tecnico su come bilanciare la necessità di adeguare le norme alla realtà economica con gli effetti sul bilancio pubblico. Per gli agenti di commercio, la richiesta è chiara: una norma che riconosca in modo più aderente i costi reali di esercizio della professione.