Una riconversione che tutela lavoro e territorio
La società Geotrans, fino a pochi anni fa sotto il controllo della criminalità organizzata e poi posta sotto sequestro, ha avviato una nuova fase gestionale: l'azienda è ora gestita dai suoi dipendenti attraverso la costituzione di una cooperativa. La trasformazione è il frutto di un percorso di workers buyout, sostenuto da organizzazioni sindacali e associative, che ha come obiettivo primario la salvaguardia dei posti di lavoro e la continuità produttiva.
"Una buona notizia"
La decisione dei lavoratori è arrivata dopo un periodo di incertezza: a seguito della confisca, il Ministero aveva inizialmente predisposto la vendita dell'azienda. Tuttavia i dipendenti, che avevano già mantenuto operativa la società durante l'amministrazione giudiziaria, hanno proposto un progetto alternativo per rilevarne la gestione. Con il supporto della CGIL, di Legacoop e di alcune istituzioni locali, è stata avviata la trasformazione in cooperativa, con l'assunzione di responsabilità diretta da parte del personale.
Impatto sul tessuto economico e simbolico
Per il territorio etneo la vicenda assume una valenza doppia: da un lato la conservazione di posti di lavoro e il mantenimento di rapporti commerciali che consentono la prosecuzione dell'attività; dall'altro il valore simbolico di una realtà sottratta alla criminalità che diventa un esempio di rigenerazione economica e sociale. Una sala aziendale è stata dedicata a Giuseppe Fava, giornalista catanese ucciso dalla mafia, un'ulteriore testimonianza della scelta culturale e civile sottesa all'operazione.
Cosa cambia per i lavoratori e per la comunità
- Continuità occupazionale: i dipendenti coinvolti mantengono il rapporto di lavoro attraverso la nuova forma cooperativa;
- Autonomia gestionale: la gestione passa dalle logiche di vendita a un progetto cooperativo guidato dagli stessi lavoratori;
- Ruolo delle istituzioni: il sostegno di sindacati e associazioni è stato decisivo per la realizzazione del progetto.
La ricaduta pratica per l'economia locale è la conservazione di un presidio produttivo che altrimenti avrebbe corso il rischio di chiusura o di dismissione. Sul versante della legalità, il caso dimostra che beni confiscati alla criminalità non sono destinati necessariamente all'abbandono o alla svendita, ma possono diventare strumenti di sviluppo se accompagnati da progettualità condivise.
| Fase | Esito |
|---|---|
| Confisca | Passaggio dei beni allo Stato |
| Amministrazione giudiziaria | Garanzia della continuità operativa |
| Proposta dei lavoratori | Costituzione di una cooperativa |
| Stato attuale | Impresa operativa sotto gestione cooperativa |
Prospettive e criticità
La strada intrapresa apre prospettive positive ma richiede anche continuità nell'accesso ai mercati e capacità manageriali per consolidare commesse e rapporti commerciali. La scelta del modello cooperativo implica inoltre l'assunzione di un rischio d'impresa da parte dei lavoratori, che puntano sulla propria esperienza e sulla fiducia costruita con nuovi clienti e partner. Per la comunità locale resta centrale il monitoraggio dell'operazione perché la soluzione si traduca in crescita stabile e non in una mera eredità simbolica.
La vicenda Geotrans può rappresentare un punto di riferimento per altri beni confiscati nel territorio della provincia di Catania: quando le istituzioni, le organizzazioni sociali e i lavoratori convergono su un progetto comune, i risultati possono trasformare un episodio di illegalità in una risorsa concreta per l'occupazione e lo sviluppo.