Allarme sociale e sindacale nello stabilimento storico di Bari
Una scena che i rappresentanti sindacali definiscono «mai vista» ha segnato l'ultimo sviluppo della vertenza nello stabilimento barese della Brovedani. I lavoratori hanno trovato il cancello dell'azienda avvolto da una catena, gesto che ha riacceso i timori di una chiusura dello stabilimento che opera nel settore automotive ormai da circa quarant'anni a Bari.
I fatti, secondo quanto riferito dai sindacati, si sono materializzati mercoledì quando alcuni dipendenti, insospettiti da movimenti interni, si sono recati a controllo. La situazione ha spinto Fim e Fiom a mobilitare i lavoratori, radunatisi davanti ai cancelli nella mattinata successiva. Il presidio è stato indetto anche dopo che era stata segnalata la movimentazione e il trasferimento di pezzi finiti ritenuti di «primaria importanza» per la vendita.
«Una scena da film di Ken Loach», ha detto Paolo Schino, segretario della Fiom-Cgil di Bari, definendo l'episodio senza precedenti nella sua esperienza.
La fabbrica, che impiega 44 dipendenti nelle lavorazioni meccaniche, convive da due anni con il contratto di solidarietà. Dallo scorso autunno la vicenda è seguita dall'unità di crisi della Regione Puglia, istituita per monitorare la situazione. Il 18 giugno, ultimo incontro sindacale citato, aveva lasciato intravedere «spiragli di ripresa» e discussioni sulla gestione della scadenza del contratto di solidarietà.
- 44 dipendenti impiegati nello stabilimento barese;
- due anni sotto contratto di solidarietà;
- unità di crisi regionale attiva dallo scorso autunno.
L'azienda, secondo quanto ricostruito, ha fornito una prima spiegazione soltanto giovedì mattina dopo contatti con i sindacati: l'amministratore delegato avrebbe motivato alcuni trasferimenti di prodotto finito come necessità operative, legate alla protezione del sito durante la prevista chiusura estiva. I sindacati, però, considerano la circonferma della catena e il trasferimento di materiale un segnale grave e non riconciliabile con le rassicurazioni formali ricevute nelle precedenti interlocuzioni.
Per i lavoratori e le organizzazioni sindacali la preoccupazione è duplice: da un lato c'è la perdita concreta di posti di lavoro in un territorio dove le opportunità industriali sono limitate; dall'altro resta aperta la questione della tutela del patrimonio produttivo accumulato in decenni di attività. La dipendenza da una sola committenza, la casa automobilistica Hitachi, è stata indicata come fattore di vulnerabilità, in linea con le difficoltà che attraversa l'intera filiera dell'automotive europea.
Le prossime mosse saranno cruciali: i sindacati hanno già annunciato iniziative di mobilitazione e sollecitazioni alle istituzioni locali e regionali per ottenere chiarimenti ufficiali sull'assetto produttivo e le garanzie occupazionali per i 44 addetti. Resta aperta la richiesta di trasparenza sui trasferimenti di materiali e sull'effettiva natura della chiusura temporanea invocata dall'azienda.
| Voce | Dato |
|---|---|
| Occupati nello stabilimento | 44 |
| Periodo sotto contratto di solidarietà | 2 anni |
| Unità di crisi regionale attiva | dallo scorso autunno |
| Ultimo incontro sindacale citato | 18 giugno |
La vicenda rimane sotto osservazione: qualsiasi decisione futura sull'assetto produttivo avrà ricadute immediate sulle famiglie dei lavoratori e sull'indotto locale. Le istituzioni e le parti sociali sono chiamate a un ruolo di mediazione per evitare che la situazione degeneri in una perdita di capacità produttiva e occupazionale per la città di Bari.