Preoccupazione sindacale per il futuro della governance portuale
La proposta che prevede la nascita della Porti d'Italia Spa ha provocato una dura presa di posizione della Uil Marche, che ieri ha espresso «severa preoccupazione» per le ricadute sulla gestione del porto di Ancona. Secondo il sindacato, la riforma non modernizza il sistema ma tende a centralizzare competenze e risorse in una società per azioni, mettendo a rischio l'autonomia e la capacità di programmazione delle Autorità di Sistema Portuale.
La questione è al centro del dibattito dopo gli emendamenti avanzati dal sindaco di Ancona, Daniele Silvetti, in qualità di vicepresidente vicario dell'ANCI nazionale. La Uil Marche, tuttavia, interpreta la riforma come una svolta che rischia di trasformare le autorità portuali in «semplici strutture amministrative», con evidenti conseguenze operative per scali che, come quello dorico, svolgono funzioni complesse e diversificate.
«Dietro la parola riforma si nasconde un vero e proprio esproprio delle competenze dei territori. Il porto di Ancona rischia di perdere autonomia, risorse e capacità di programmare il proprio sviluppo»
Che cosa teme il sindacato
Nel comunicato la Uil Marche sottolinea come la centralizzazione decisa dalla riforma affidi a una nuova società le principali funzioni di progettazione, realizzazione delle infrastrutture e gestione delle risorse economiche. Per il sindacato, questo meccanismo può penalizzare scali con specificità territoriali, trasformando le Autorità portuali in enti con scarsa capacità decisionale autonoma.
- Rischio di perdita di autonomia nelle scelte di programmazione e investimento dell'Adsp del Mare Adriatico centrale.
- Centralizzazione delle risorse nelle mani di una società per azioni e conseguente riduzione del ruolo decisionale dei territori.
- Possibili ripercussioni economiche per attività commerciali, passeggeri, logistica e pesca che operano nello scalo dorico.
Implicazioni per Ancona
Per la città di Ancona il porto rappresenta un'infrastruttura strategica: collegamenti con i Balcani e il Mediterraneo orientale, traffico commerciale e passeggeri, insieme a funzioni industriali e legate alla pesca, contribuiscono all'economia locale. Qualsiasi cambiamento nella governance può incidere sul modo in cui si pianificano interventi, si attraggono investimenti e si gestiscono i rapporti con operatori e comunità locali.
| Elemento | Timori della Uil Marche |
|---|---|
| Autonomia decisionale | Ridotta, con scelte concentrate nella nuova società |
| Programmazione degli investimenti | Rischio di depotenziamento delle Autorità portuali |
| Ruolo territoriale | Potenziamento del centralismo a scapito delle specificità locali |
Il sindacato richiama inoltre l'attenzione sul valore strategico dello scalo anconetano per l'intera regione Marche e per i collegamenti nell'area adriatica. Senza un dialogo pubblico tra istituzioni locali, sindacati e governo nazionale sui meccanismi operativi della riforma, la preoccupazione è che le istanze territoriali non vengano adeguatamente recepite nella fase attuativa.
La vicenda resta aperta e andrà seguita nelle prossime fasi: le posizioni ufficiali del ministero competente, degli enti portuali e delle rappresentanze datoriali chiariranno come saranno distribuite le funzioni e le risorse tra la futura società nazionale e le autorità locali. Per cittadini, imprese e lavoratori di Ancona, la posta in gioco riguarda non solo la governance amministrativa ma anche le prospettive di sviluppo economico e occupazionale collegate al porto.