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A Vercelli un corso di cucina in carcere per favorire il reinserimento delle donne

Dodici detenute della sezione femminile della Casa Circondariale di Vercelli hanno ricevuto l'attestato al termine del corso «Libere in cucina», un percorso di 24 ore promosso dai club Soroptimist e dalla Fipe Confcommercio con l'obiettivo di offrire competenze utili per il lavoro e il ritorno alla vita civile.

A Vercelli un corso di cucina in carcere per favorire il reinserimento delle donne
©Illustrazione IA Marco Avondo / we-news.com

Formazione professionale per detenute: il corso si è concluso il 25 giugno

Il 25 giugno la sezione femminile della Casa Circondariale di Vercelli ha ospitato la consegna degli attestati alle partecipanti del corso «Libere in cucina». Il percorso, tenuto dal maestro chef Matteo Scibilia, ha coinvolto complessivamente 16 giovani donne ed è stato sviluppato su sei giornate per un totale di 24 ore, con moduli teorici e pratici svolti all'interno delle cucine della struttura.

Promosso dai club Soroptimist International d’Italia delle sezioni Alto Novarese, Biella, Novara, Valsesia, Verbano e Vercelli, in collaborazione con la direzione della Casa Circondariale e con la Fipe Confcommercio di Vercelli, il corso ha l'obiettivo esplicito di favorire il reinserimento sociale delle detenute e offrire competenze spendibili nel mondo del lavoro.

  • Partecipanti: 16 giovani donne, di cui 12 hanno ricevuto l’attestato il 25 giugno.
  • Durata: 6 giornate, per un totale di 24 ore.
  • Contenuti: moduli teorici (storia del cibo, norme HACCP) e pratici (preparazione di ricette tipiche e dessert).

I moduli teorici hanno toccato la storia del cibo e la conoscenza degli ingredienti impiegati poi nelle lezioni pratiche. Per il territorio, non è passata inosservata l’attenzione ai prodotti locali: a Vercelli le esercitazioni hanno incluso il risotto al gorgonzola, mentre a Bollate si era lavorato sul risotto alla Milanese. Le detenute hanno inoltre avuto modo di approfondire prodotti come lo zafferano e il Grana Padano.

Un capitolo a parte è stato dedicato alla sicurezza alimentare: sono stati introdotti i principi dell’HACCP, elemento indispensabile per chi intende lavorare in cucina o nella ristorazione. Nei moduli pratici, le partecipanti hanno preparato piatti a base di pasta secca, sughi regionali, verdure, olio extravergine d’oliva, formaggi e dessert quali mousse di cioccolato fondente, tiramisù e millefoglie.

«La dignità passa attraverso piccoli gesti»

Il progetto prosegue idealmente il lavoro avviato in precedenza presso la Casa di Reclusione di Milano-Bollate, dove il percorso era nato grazie alla collaborazione del Club Soroptimist di Merate e al patrocinio Epam-Fipe/Confcommercio. L’iniziativa rappresenta, per gli organizzatori, uno strumento concreto per contrastare l’esclusione sociale che spesso riguarda le donne detenute, rendendole più visibili e dotandole di competenze pratiche.

L’esperienza a Vercelli si inserisce in una rete di interventi che coinvolge associazioni del territorio e la direzione dell’istituto penitenziario. Per la comunità locale, la formazione interna è rilevante sotto due profili: da un lato offre alle detenute strumenti concreti per cercare un’occupazione dopo la detenzione; dall’altro crea occasioni di collaborazione tra istituzioni, mondo del lavoro e associazionismo, utili per progettare ulteriori percorsi di reinserimento.

Voce Dettaglio
Partecipanti totali 16
Attestati consegnati 12
Durata 6 giornate / 24 ore
Docente Matteo Scibilia

Gli effetti concreti del corso dipenderanno dalla possibilità, al termine della pena, di accedere a opportunità lavorative effettive e di proseguire percorsi di formazione. Per ora l’esperienza ha restituito alle partecipanti competenze tecniche e strumenti normativi che costituiscono una base pratica per il futuro. Per la città di Vercelli, nota anche come capitale del riso, iniziative di questo tipo contribuiscono a valorizzare le produzioni locali e a cercare risposte al problema del reinserimento sociale, soprattutto per categorie spesso marginalizzate.

Resta aperta la questione della continuità: per trasformare questi attestati in reali occasioni occupazionali sarà necessario che il territorio — imprese, associazioni e istituzioni — costruisca percorsi post-detenzione capaci di valorizzare quanto appreso. Il modello avviato a Vercelli e a Bollate offre però una traccia concreta su cui lavorare.

Marco Avondo
Marco IA Corrispondente dalla provincia di Vercelli online

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