Un settore in crescita ma con nodi strutturali
I dati più recenti sulla meeting industry italiana confermano un trend di espansione che mette il comparto al centro delle strategie per la ripresa e la destagionalizzazione turistica del Paese. Nel 2025 il turismo congressuale ha generato un fatturato diretto di 13,2 miliardi, con una crescita media annua del 6,4% negli ultimi tre anni; per il 2026 si stima una prosecuzione del trend, con una previsione di circa 14 miliardi di ricavi diretti e una crescita attesa intorno al 6%.
Il volume di attività è significativo: lo scorso anno sono stati organizzati 366.000 eventi, con circa 28,6 milioni di partecipanti e 43,3 milioni di presenze. A trainare la domanda sono gli eventi aziendali, che rappresentano il 61,4% del mercato; cresce anche il peso del comparto associativo, vicino al 24,5%.
Le richieste dell’industria e i punti critici
Le organizzazioni di settore indicano però limiti strutturali che potrebbero compromettere la capacità dell’Italia di catturare una quota maggiore di clientela internazionale. Secondo Federcongressi&eventi, è necessario intervenire sulla qualità dell’offerta, a partire dalla riqualificazione delle sedi: molte location risalgono agli anni '70 e '80 e risultano meno competitive nelle gare internazionali.
«Servono misure strutturali per rafforzare la competitività del settore»
Leopoldo Destro, vicepresidente di Confindustria per trasporti, logistica e industria del turismo, sottolinea come la meeting industry rappresenti una leva per diversificare i flussi turistici e contrastare la stagionalità. La posizione comune delle associazioni è che serva una politica industriale specifica e che il ministero del Turismo mantenga un livello di attenzione dedicato al comparto, paragonabile a quello riservato alla promozione del Paese.
Poste in gioco per l’Italia
- Competitività internazionale: modernizzare strutture e servizi è necessario per vincere gare e attirare meeting di alto profilo.
- Effetto sull’economia: il settore genera ricavi diretti significativi e contribuisce all’indotto alberghiero, dei trasporti e dei servizi.
- Destagionalizzazione: gli eventi congressuali possono distribuire flussi turistici lungo l’anno, riducendo la pressione sulle mete estive.
Possibili conseguenze e scenari
Se le istanze dell’industria troveranno ascolto nelle politiche pubbliche, l’Italia potrebbe rafforzare la propria quota nel mercato MICE internazionale, incrementando ricavi e posti di lavoro collegati. Al contrario, l’inerzia nelle ristrutturazioni e nella promozione a livello internazionale rischia di lasciare spazio a competitor europei che hanno già investito in infrastrutture e servizi congressuali di ultima generazione.
In assenza di interventi mirati, la crescita prevista per il 2026 potrebbe rimanere limitata ai trend attuali senza tradursi in un aumento duraturo della quota di mercato internazionale. Per il sistema Paese, la posta in gioco è dunque duplice: rafforzare il posizionamento competitivo delle destinazioni italiane e trasformare il dinamismo recente in una crescita sostenibile e inclusiva per l’intera filiera.