Il tribunale dà ragione alla pensionata: Inps condannato a restituire e a pagare le spese
Il Tribunale di Chieti, sezione lavoro, ha accolto il ricorso presentato da una pensionata residente nella provincia di Chieti contro l'Inps, annullando una richiesta di recupero di oltre 15.000 euro riferita a quote di assegno ordinario di invalidità erogate tra gennaio 2022 e novembre 2024.
La controversia era nata da una comunicazione dell'Inps del 15 novembre 2024, con la quale l'Istituto dispose la riliquidazione del trattamento pensionistico sostenendo che la beneficiaria avesse superato i limiti di reddito previsti dalla disciplina sull'incumulabilità tra assegno di invalidità e redditi da lavoro.
La donna, assistita dall'Inca Cgil di Chieti e dall'avvocato Rocco Carabba, aveva contestato la pretesa dell'ente: secondo la ricorrente, il proprio reddito da lavoro dipendente era stato regolarmente dichiarato. Nel pronunciarsi, il giudice ha dato piena ragione alla pensionata, stabilendo che l'Inps non poteva chiedere la restituzione delle somme indicate.
- L'Inps aveva comunicato la riliquidazione con riferimento al periodo gennaio 2022 - novembre 2024.
- Il giudice ha accertato che la pensionata aveva comunicato correttamente il reddito e che la sua posizione poteva essere verificata tramite l'estratto contributivo e le denunce del datore di lavoro.
- L'Inps è stato condannato a restituire eventuali somme già trattenute o versate e a sostenere le spese processuali.
Secondo quanto riferito dall'Inca Cgil, l'errore che ha portato alla richiesta di recupero è da ritenersi imputabile all'Inps, che avrebbe potuto verificare preventivamente la posizione reddituale dell'interessata attraverso le informazioni già disponibili.
“Questa sentenza conferma un principio che tuteliamo ogni giorno nel nostro lavoro di patronato: chi dichiara correttamente la propria situazione non può essere chiamato, anni dopo, a restituire somme percepite in buona fede per un errore che non gli appartiene”
La citazione è attribuita a Giuseppe Visco, direttore dell'Inca Cgil di Chieti, che ha sottolineato il profilo di tutela previsto dalla normativa sugli indebiti previdenziali, pensata per proteggere i pensionati che ricevono prestazioni in buona fede per il sostentamento personale e della famiglia.
Per i cittadini della provincia questo pronunciamento ha due immediate conseguenze pratiche:
- rassicura chi, come la ricorrente, ha sempre comunicato il proprio reddito e teme richieste di restituzione a distanza di anni;
- mette in evidenza l'importanza di verifiche amministrative corrette da parte dell'Inps e il ruolo dei patronati nel fornire assistenza giudiziale quando l'errore non è del beneficiario.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Periodo oggetto della riliquidazione | Gennaio 2022 - Novembre 2024 |
| Somma richiesta dall'Inps | Oltre 15.000 euro |
| Esito del giudizio | Ricorso accolto; Inps condannato a restituire e a pagare le spese |
Il pronunciamento del tribunale rappresenta un precedente operativo per casi analoghi che si potrebbero verificare sul territorio, soprattutto in presenza di posizioni pensionistiche che possono essere ricostruite in modo puntuale grazie agli strumenti contributivi e alle denunce dei datori di lavoro. I cittadini che ricevessero comunicazioni simili sono invitati a rivolgersi ai patronati o a consulenti legali per valutare l'eventuale impugnazione delle richieste.
Infine, la vicenda solleva riflessioni sulla necessità di una maggiore tempestività e accuratezza nelle verifiche amministrative dell'Inps al fine di evitare oneri e preoccupazioni per pensionati che abbiano operato in buona fede.