Ricorso al Tar contro la chiusura del Punto nascita di Isernia
Il Comune di Isernia ha depositato un ricorso al Tar per tentare di bloccare la chiusura del Punto nascita dell’ospedale Veneziale, prevista nel Pos regionale. La decisione è stata illustrata in conferenza stampa dal sindaco Piero Castrataro, che ha definito l’azione legale una scelta a tutela dell’intero territorio provinciale.
I numeri del reparto e l’utenza extra-regionale
Secondo i dati resi noti, il reparto di Ostetricia del Veneziale registra circa 500 parti l’anno, con una quota stimata di un centinaio di nascite provenienti da fuori regione. Si tratta di un flusso che, nel tempo, ha consolidato un’area di attrazione che supera i confini molisani, confermando il ruolo del presidio isernino nella rete dei servizi materno-infantili dell’Appennino centrale.
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Parti annui stimati | ~500 |
| Parti da fuori regione | ~100 |
Le contestazioni del Comune: deroga e istruttoria
La giunta municipale ha impostato il ricorso su profili di legittimità amministrativa. In particolare, l’atto contesta la scelta commissariale di superare il regime di deroga ministeriale che in passato aveva tenuto conto delle peculiarità orografiche della provincia pentra e della domanda reale gravitante su Isernia. Al centro delle censure, anche l’utilizzo di una relazione Agenas considerata non dirimente rispetto alla fotografia effettiva del bacino di utenza.
"Il ricorso [...] si basa prima di tutto su un difetto di istruttoria. In passato era sempre stata concessa la deroga ministeriale per le caratteristiche orografiche della provincia pentra. Stavolta, mentre i tavoli tecnici erano sulla stessa linea del passato, i commissari hanno deciso per la chiusura allegando, a supporto, una relazione di Agenas in cui non c'è un'indicazione chiara e non si tiene conto del bacino reale che ruota intorno al Punto nascita".
Nella stessa sede, è tornata l’istanza politica di chiudere la lunga stagione del commissariamento della sanità regionale, con l’appello a verificare responsabilità e risultati.
"Se dopo tre anni di stipendi elargiti ai commissari, continuiamo ad avere una sanità che perde, nel 2025 dovrebbero essere quasi 50 milioni di euro, e il cui debito pregresso continua a gravare sulle casse di molisani, credo che qualcuno debba prendersi la responsabilità di rimuovere i commissari. Perché credo [...] che ci siano tutti i presupposti di un danno erariale".
Cosa cambierebbe per le famiglie di Isernia
La soppressione del Punto nascita impatterebbe su donne in gravidanza e neonati, con possibili spostamenti verso altri presidi e maggiori tempi di percorrenza lungo una viabilità interna non sempre agevole. In gioco non c’è solo la continuità del servizio, ma anche la capacità del sistema di garantire sicurezza e prossimità nelle emergenze ostetriche.
- Rischio di trasferimenti extra-provinciali per parto e controlli;
- Aumento dei tempi di accesso alle urgenze materno-infantili;
- Ricadute sull’attrattività del territorio per giovani coppie e professionisti sanitari.
Altre possibili conseguenze riguardano l’organizzazione del personale e la tenuta delle attività correlate (diagnostica, pediatria, supporto al puerperio), con effetti a catena sulla pianificazione della rete ospedaliera regionale.
L’iter davanti ai giudici amministrativi
Con il deposito del ricorso, il dossier passa ora alla valutazione del Tribunale amministrativo. I tempi della giustizia amministrativa dipenderanno dalle istanze presentate e da eventuali richieste cautelari. Sullo sfondo, la discussione sul Pos e sulle scelte dei commissari si intreccia con l’analisi dei parametri di sicurezza, del volume di attività e delle deroghe storicamente riconosciute alle aree interne.
In attesa delle prossime mosse, l’amministrazione comunale rivendica la centralità del diritto a nascere a Isernia, richiamando l’equilibrio fra sostenibilità della rete ospedaliera e tutela delle comunità periferiche. Sarà il Tar a pronunciarsi sull’impianto motivazionale dell’atto impugnato e, in prima battuta, sull’eventuale sospensione degli effetti del provvedimento di chiusura.