Divieto ribadito e comunicazione potenziata dopo due tragedie
La Provincia di Treviso torna a fare squadra con i Comuni per ricordare, con una campagna informativa mirata e bilingue, che fare il bagno nel Piave è vietato. La decisione arriva all’indomani di una nuova tragedia avvenuta a San Biagio di Callalta, che ha coinvolto un trentenne e ha riaperto una ferita recente per il territorio, già colpito nell’arco di poche settimane da un secondo episodio mortale nell’area di Fagaré.
Il presidente Marco Donadel ha confermato il rilancio della campagna digitale e cartacea, già avviata lo scorso anno e condivisa con tutte le amministrazioni locali, per richiamare l’attenzione sui pericoli dell’ambiente fluviale e sul quadro normativo che vieta la balneazione.
«Ci uniamo al cordoglio di tutta la comunità di San Biagio di Callalta per la tragedia che ha visto la morte di un giovane 30enne nelle acque del Piave»
Quadro normativo e strumenti messi in campo
Il divieto di tuffi e bagni nel Piave discende dal Decreto Legislativo 116/2008, che esclude i corsi d’acqua naturali non attrezzati dalla balneabilità. La Provincia ha predisposto un kit informativo per i Comuni e sta diffondendo contenuti social in italiano e inglese, per raggiungere residenti, turisti e nuovi cittadini. Negli ultimi giorni, il reel dedicato ha registrato decine di migliaia di visualizzazioni, segno di una sensibilità accresciuta dopo i recenti incidenti.
| Misura | Obiettivo |
|---|---|
| Kit informativo ai Comuni | Uniformare messaggi e affissioni sul territorio provinciale |
| Campagna social bilingue | Raggiungere un pubblico ampio, inclusi visitatori e nuovi residenti |
| Richiamo al D.Lgs. 116/2008 | Chiarezza sul divieto e sui doveri di comportamento |
Perché il Piave non è un luogo sicuro per fare il bagno
L’ente provinciale elenca con chiarezza i fattori di rischio tipici del fiume, spesso sottovalutati quando le temperature salgono e si cerca refrigerio lungo le rive. I pericoli evidenziati, che riguardano sia la morfologia dell’alveo sia condizioni fisiche dell’acqua, sono molteplici e potenzialmente letali anche per nuotatori esperti.
- Correnti improvvise e possibile effetto risucchio che spostano rapidamente la persona verso zone insidiose.
- Fondi irregolari con profondità variabile e non visibile dall’esterno.
- Presenza di sifoni e ostacoli sommersi (tronchi, detriti) che possono intrappolare.
- Acqua fredda anche in estate, con rischio di ipotermia e crampi.
- Massi instabili e superfici scivolose lungo le sponde.
- Rifiuti e impedimenti sul fondo che aumentano il pericolo di ferite e incagli.
- Aree con sabbie mobili e criticità legate alla qualità delle acque.
Una comunicazione pensata per tutti, anche in inglese
La scelta di un linguaggio semplice e l’uso di due lingue risponde alla necessità di fare da cassa di risonanza verso il maggior numero di persone. La campagna, infatti, è destinata non solo ai residenti ma anche a chi frequenta il territorio per lavoro o turismo. Le amministrazioni locali sono state coinvolte nella diffusione del materiale, in modo da rendere i messaggi uniformi e riconoscibili in tutti i comuni attraversati dal fiume.
La presenza online, rafforzata da contenuti video brevi, punta a intercettare il pubblico giovane e chi utilizza i social come canale informativo principale. L’obiettivo è chiaro: ricordare che il Piave non è un luogo balneabile e che i comportamenti a rischio espongono a conseguenze gravi e immediate.
L’appello al senso di responsabilità
La Provincia sottolinea come il caldo intenso di questi giorni incentivi pratiche pericolose. Il messaggio è univoco: evitare di entrare in acqua e rispettare la segnaletica di divieto. La prevenzione passa dall’informazione ma richiede anche scelte responsabili da parte di chi frequenta l’area fluviale, specie nelle ore più calde e nei fine settimana, quando l’afflusso lungo le rive tende a crescere.
Il rilancio della campagna in concomitanza con l’avvio della stagione estiva vuole prevenire nuovi incidenti, consolidando un lavoro di rete tra Palazzo Sant’Artemio e i municipi. Una comunicazione coerente, diffusa e multilingue può salvare vite: questa la linea d’azione che la Provincia porta avanti dopo i recenti lutti che hanno colpito la comunità trevigiana.