Domande a Terna e impatto sul territorio
In provincia di Brescia sono arrivate 17 pratiche per la realizzazione di grandi impianti di accumulo energetico (BESS) per una potenza complessiva pari a 2,36 gigawatt. Le richieste, depositate per ottenere l’allacciamento alla rete, sono concentrate in sette comuni: Brescia, Flero, Torbole, Lonato, Nave, Chiari e Travagliato. Si tratta di progetti che, se realizzati, aumenterebbero in modo significativo la capacità di stoccaggio elettrico nella provincia.
Progetti già noti e numeri sul campo
Tra le iniziative finite sotto osservazione figurano due grandi impianti BESS: uno da 100 MW a Flero e un altro da 93 MW in città. I piani prevedono l’impiego di container pieni di batterie; per i due progetti citati la stima parla di decine di container per singolo sito. Nel complesso la potenza richiesta è stata paragonata a quella di circa mezzo milione di batterie domestiche da 5 kW, un paragone che restituisce l’ordine di grandezza dell’investimento infrastrutturale.
- Pratiche presentate: 17
- Potenza totale richiesta: 2,36 GW
- Comuni maggiormente interessati: Brescia, Flero, Chiari (tra gli altri)
| Comune | Potenza segnalata |
|---|---|
| Brescia | 0,71 GW |
| Flero | 0,45 GW |
| Chiari | 0,32 GW |
Opposizioni, usi del suolo e alternative
Il tema ha già provocato reazioni: associazioni ambientaliste e comunità locali hanno espresso preoccupazione per il consumo di terreno agricolo, quando nella provincia esistono centinaia di ettari di aree industriali dismesse che potrebbero invece ospitare impianti energetici. Sul fronte istituzionale, il Comune di Brescia ha espresso contrarietà all’ipotesi di realizzare un impianto all’interno del Plis delle Colline, area tutelata.
«no»
Il confronto tra necessità di aumentare la capacità di accumulo per integrare rinnovabili e la protezione del paesaggio e del suolo agricolo è al centro del dibattito locale. Gli impianti di accumulo permettono di conservare energia prodotta in eccesso — ad esempio da pannelli fotovoltaici diurni — per rilasciarla nelle ore di maggiore domanda, ma la loro collocazione diventa questione cruciale quando comporta consumo di terreni non urbanizzati.
Conseguenze pratiche per i cittadini
Per i residenti le questioni concrete riguardano: l’uso del territorio (agricolo vs aree dismesse), eventuali impatti paesaggistici, la gestione delle autorizzazioni e il controllo sulle misure di sicurezza e smaltimento delle batterie a fine vita. Amministrazioni comunali e cittadini dovranno valutare proposte che spesso arrivano con progetti completi di investimenti ma anche con richieste di aree che potrebbero essere altrimenti riqualificate.
Nei prossimi mesi si attendono chiarimenti dalla procedura autorizzativa e possibili interlocuzioni tra Regione, gestore di rete e amministrazioni locali per definire criteri di localizzazione che privilegino aree industriali dismesse e minimizzino il consumo di suolo agricolo.