La procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola nell'ambito dell'inchiesta sull'attentato dinamitardo che, nell'ottobre 2025, colpì la villetta dove abita il giornalista Sigfrido Ranucci insieme alla famiglia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, a Lavitola viene contestato il ruolo di presunto mandante dell'azione messa in atto da una banda che risulta composta da quattro persone, nei confronti delle quali il gip ha emesso una ordinanza di custodia cautelare la scorsa settimana.
Perquisizioni e acquisizioni digitali
Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e di Frascati hanno eseguito una perquisizione domiciliare a carico dell'indagato su mandato della Distrettuale Antimafia. Nel corso dell'attività sono stati sequestrati il cellulare e il personal computer di Lavitola. Gli investigatori riferiscono che gli accertamenti puntano a individuare elementi utili a chiarire il movente che avrebbe potuto determinare l'ordine di compiere l'attentato.
Le contestazioni e il quadro indiziario
A Lavitola e agli altri quattro indagati vengono contestati, in concorso, reati che comprendono la detenzione, il porto in luogo pubblico e l'uso di un ordigno esplosivo, nonché minaccia e danneggiamento, aggravati dall'uso del metodo mafioso. Sulle posizioni dei componenti del gruppo il gip ha richiamato "elementi gravi, precisi e concordanti" nella valutazione che ha portato alle misure cautelari.
"Quello" veniva definito dai componenti del gruppo nelle molte intercettazioni ambientali citate dal gip nell'ordinanza avrebbe dato alcune migliaia di euro ai quattro per compiere il blitz.
Secondo quanto riportato nell'ordinanza, la banda sarebbe stata contattata tramite un intermediario e avrebbe ricevuto denaro per l'esecuzione dell'azione. Nelle dichiarazioni e negli atti citati dagli investigatori emerge che ai quattro sarebbero state corrisposte «alcune migliaia di euro» per portare a termine l'attentato.
I soggetti raggiunti dalle misure
I quattro ritenuti esecutori materiali sono stati fermati tra Napoli e Avellino. Si tratta di:
- Pellegrino D'Avino (giovane coppia residente ad Avella)
- Marika De Filippi (moglie di D'Avino, posta ai domiciliari)
- Saverio Mutone (residente a Sperone)
- Antonio Passariello (53 anni, originario di Cicciano, ritenuto capo del gruppo)
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Luogo dell'attentato | Villetta di Ranucci, Pomezia (ottobre 2025) |
| Indagato nuovo | Valter Lavitola (imprenditore, ex giornalista-editore) |
| Misure cautelari | Ordinanza di custodia cautelare per quattro soggetti |
| Organi inquirenti | Procura distrettuale antimafia di Roma; Nucleo Investigativo Carabinieri Roma e Frascati |
Contesto e prossime mosse
Gli inquirenti stanno ora concentrando gli accertamenti sugli elementi relativi al movente: le attività peritali sui dispositivi sequestrati e le ulteriori verifiche testimoniali e tecniche sono finalizzate a ricostruire come si sia articolata la pianificazione dell'attentato e quali rapporti possano aver collegato l'indagato ai presunti esecutori. Nel 2023, il quotidiano Il Riformista aveva pubblicato una fotografia che ritraeva assieme Lavitola e Ranucci in un ristorante romano, circostanza richiamata negli atti come riferimento temporale e di contesto.
Al momento non risultano certezze sulle ragioni che avrebbero portato alla scelta del bersaglio; la procura, tuttavia, prosegue gli accertamenti per verificare la presenza di elementi probatori idonei a sostenere l'ipotesi accusatoria. Va ricordato che le persone coinvolte nelle indagini restano presunte innocenti fino a eventuale condanna definitiva.