A quattrocento anni dall’avvio del grandioso cantiere seicentesco, il Forte di Gavi cambia volto e funzione: da presidio militare e poi penitenziario a luogo di cultura accessibile e partecipato. Il complesso, eretto come castello medievale e trasformato dalla Repubblica di Genova in una macchina difensiva su tre livelli, riapre l’11 luglio dopo un intervento di recupero durato quattro anni che unisce restauro architettonico, nuovi percorsi espositivi e tecnologia multimediale.
Un investimento per l'accessibilità
Il progetto — definito come un intervento di punta per il Ministero della Cultura in Piemonte — è sostenuto da un investimento complessivo di 4 milioni di euro, di cui 2,4 milioni provenienti dal PNRR. L’obiettivo dichiarato è duplice: conservare e raccontare la stratificazione storica del Forte e, insieme, superare barriere che per secoli ne hanno accentuato la fama di inaccessibilità.
“Abbiamo affrontato in modo sistematico e definitivo il tema delle barriere architettoniche”
La dichiarazione del Direttore dei Musei Nazionali del Piemonte, citata nella presentazione del progetto, sintetizza la linea seguita: non si è trattato soltanto di aprire cancelli, ma di ripensare il luogo per farlo parlare a pubblici differenti, comprese persone con disabilità motorie, sensoriali e cognitive.
Spazi, percorsi e linguaggi contemporanei
Il nuovo allestimento, firmato dall’architetto Bernardo Bocchino, materializza un centro di interpretazione museale che coniuga segni grafici contemporanei con la fisicità delle architetture storiche. L’esperienza proposte è multiforme: percorsi tattili e sensoriali, contenuti multimediali progettati per una fruizione inclusiva, e un approccio che valorizza la memoria materiale del luogo senza rinunciare a linguaggi contemporanei.
- Restauro e recupero del complesso seicentesco.
- Allestimento multimediale e multisensoriale per la fruizione inclusiva.
- Progetto di valorizzazione che coinvolge territorio e produzioni locali.
Vigneto storico e responsabilità sociale
Segno tangibile della riconnessione tra fortezza e territorio è la rigenerazione dell’antico vigneto sul Bastione San Tommaso, condotta in collaborazione con il Consorzio Tutela del Gavi. Le vigne, piantate già all’inizio del Novecento per contrastare la fillossera, vengono oggi recuperate come elemento identitario: dalle uve sarà prodotta una piccola serie di bottiglie di Gavi DOCG, il cui ricavato sarà destinato a progetti sociali.
Il Presidente del Consorzio ha richiamato la memoria dei costruttori genovesi, che «le stesse mani che costruivano le mura coltivavano la terra», sottolineando il valore simbolico dell’operazione. Il progetto enologico sarà una produzione limitata e di carattere simbolico, pensata per sostenere scopi sociali e rafforzare il legame fra monumento e comunità locale.
Conseguenze e prospettive
La riapertura del Forte di Gavi offre più livelli di interesse per il sistema culturale italiano: rappresenta un esempio di intervento pubblico che cerca di conciliare conservazione, innovazione e inclusione; si propone come attrattore per il turismo culturale in Piemonte; e introduce modalità di fruizione pensate per ampliare il pubblico potenziale dei beni monumentali. Sul piano politico-istituzionale è anche una cartina di tornasole sull’uso delle risorse del PNRR per il patrimonio culturale.
Se il modello si dimostrerà efficace, potranno aprirsi scenari replicabili in altri contesti: dal recupero di spazi fortificati alla riattivazione di relazioni con produzioni agricole locali, passando per pratiche museali orientate alla piena accessibilità. Per ora, il Forte di Gavi si propone come esempio concreto di come un luogo storicamente “inespugnabile” possa offrire a tutti la possibilità di entrare in relazione con la propria storia.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Investimento complessivo | 4 milioni di euro |
| Finanziamento PNRR | 2,4 milioni di euro |
Il Forte riapre dunque non solo come testimonianza storica, ma come «luogo che parla davvero a tutti»: un patrimonio che si rinnova nelle forme della narrazione e dell’accoglienza, chiamato a farsi spazio di incontro tra memoria, natura e comunità.