Il nodo probatorio che ridisegna il processo
Un passaggio decisivo scuote il procedimento "Ambiente Svenduto", che indaga sul presunto disastro ambientale legato all’ex Ilva di Taranto. La Corte d’Assise di Potenza, presieduta da Marcello Rotondi con giudice a latere ed estensore Valentina Rossi, ha accolto in larga parte le eccezioni difensive sulla utilizzabilità delle due perizie cardine – una chimica e una epidemiologica. Le relazioni tecniche, pilastri dell’impianto accusatorio, restano utilizzabili solo per quattro imputati.
Il principio affermato dai giudici
Secondo l’ordinanza, la tutela del diritto di difesa impone limiti all’impiego delle perizie nei confronti di chi non abbia preso parte all’incidente probatorio. Il provvedimento richiama la qualità sostanziale di soggetto «indagabile» già prima che l’incidente fosse disposto nel 2010 dal Gip del Tribunale di Taranto, Anna Patrizia Todisco. La Corte ha esplicitato il criterio con una motivazione destinata a fare giurisprudenza:
«Va esclusa l'utilizzabilità delle perizie nei confronti degli imputati che non hanno partecipato all'incidente probatorio e nei confronti dei quali indizi di reità erano emersi in epoca antecedente allo stesso e, al contrario, sono pienamente utilizzabili le perizie stesse nei confronti dei soli imputati che hanno partecipato, personalmente o a mezzo difensore, al medesimo incidente probatorio».
Chi rientra e chi resta fuori dal perimetro delle perizie
In base all’ordinanza, le due perizie continueranno a valere solo per: Nicola Riva, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Dimaggio. Per numerosi altri imputati la prova scientifica risulta invece preclusa. Tra coloro per cui le relazioni non potranno essere utilizzate vi sono, tra gli altri, Fabio Riva, l’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti e l’ex capoarea Parchi Marco Andelmi. La stessa esclusione viene indicata anche per Salvatore De Felice.
| Perizie utilizzabili | Perizie non utilizzabili (esempi) |
|---|---|
| Nicola Riva | Fabio Riva |
| Luigi Capogrosso | Lorenzo Liberti |
| Angelo Cavallo | Marco Andelmi |
| Ivan Dimaggio | Salvatore De Felice |
Un ribaltamento che tocca il cuore dell’accusa
La scelta della Corte lucana interviene sul nucleo probatorio dell’inchiesta, ridimensionando l’uso di elaborati tecnici che erano considerati determinanti per collegare gestione industriale e ricadute su ambiente e salute. L’effetto pratico, per molti dei principali capi di imputazione, è l’assenza di quelle evidenze scientifiche che avevano sostenuto le contestazioni iniziali. La circostanza solleva interrogativi sulla tenuta complessiva del quadro accusatorio nei confronti di chi è escluso dal perimetro delle perizie.
Diritto di difesa e tempi dell’indagine
Il ragionamento dei giudici valorizza la partecipazione effettiva all’incidente probatorio come garanzia essenziale, e distingue tra iscrizione formale e condizione sostanziale di soggetto già indagabile al momento della formazione della prova. Ne deriva una linea netta: la prova acquisita in quella fase è utilizzabile solo contro chi poté intervenire (di persona o tramite difensore) in quella sede.
Prospettive e impatto nazionale
Le implicazioni vanno oltre il singolo processo. Il caso ex Ilva è da anni al centro di un dibattito che intreccia politiche industriali, tutela della salute pubblica e giustizia ambientale. Una rimodulazione così incisiva dello strumento peritale può influenzare strategie accusatorie e difensive in procedimenti analoghi, spingendo a riconsiderare tempi e modalità di formazione della prova tecnica, specie quando coinvolge ampie platee di indagati.
- Rafforzata la centralità delle garanzie difensive negli incidenti probatori.
- Ridotta l’estensione delle perizie chimica ed epidemiologica per molti imputati.
- Conseguenze potenziali sulla tenuta di capi d’accusa fondati su evidenze scientifiche.
Resta ora da osservare come le parti ricalibreranno le rispettive strategie processuali, alla luce di un quadro probatorio selettivo: per alcuni imputati, le perizie rimangono un elemento centrale; per altri, l’accusa dovrà fare leva su differenti fonti di prova. In ogni caso, il passaggio sancito a Potenza imprime una svolta che segna il percorso giudiziario del caso ambientale più discusso d’Italia.