La ricerca dello scatto guida i flussi: cosa sta accadendo
Negli ultimi giorni le segnalazioni da parte di guide alpine e operatori turistici delle Dolomiti descrivono uno stesso schema: visitatori che pianificano interi tour sulla base di tag social o suggerimenti dell’intelligenza artificiale, con l’unico obiettivo di ottenere una fotografia alla moda. Il fenomeno riguarda punti panoramici molto noti e sta generando code, assembramenti mattutini e lamentele tra i viaggiatori.
«I Cadini di Misurina? Sì, ma solo se visti dal rifugio Auronzo»
La battuta citata dal presidente delle Guide Alpine di Cortina sintetizza un cambiamento: non si va più a vedere un paesaggio per conoscerlo, ma per riprodurre un angolo preciso mostrato online. Le conseguenze ricadono su tempi, sicurezza e qualità dell’esperienza turistica.
Storie sul campo e impatto pratico
Tra le segnalazioni raccolte c’è quella di un conducente NCC di Cortina che racconta di turiste arrivate appositamente da Salt Lake City fatte salire al rifugio nelle prime ore del mattino per raggiungere un terrazzamento fotografato sui social. All’arrivo alla zona di Lavaredo la fila già lunga dimostra che più gruppi cercano lo stesso momento e la stessa angolazione, creando sovrapposizione di visitatori e disagi.
Un’altra vicenda raccontata da una guida parla di un gruppo di scalatori stranieri che, dopo aver ottenuto la foto desiderata, hanno ricevuto reclami dal tour operator: la ripresa era stata fatta da alcuni metri più in basso rispetto al punto mostrato online, scatenando insoddisfazione tra i clienti. Sullo sfondo resta la figura storica dell’alpinismo: le pareti scalate da Emilio Comici negli anni Trenta vengono oggi spesso viste solo attraverso l’obiettivo di uno smartphone, senza il contesto culturale e storico.
Che cosa cambia per chi visita le Dolomiti
- Pianificazione: arrivare molto presto non garantisce l’esclusiva: i viewpoint affollati si formano prima dell’alba.
- Comportamento: la ricerca della foto “uguale” può portare a percorsi affollati e a pressioni su sentieri e spazi ristretti.
- Operatori: guide e NCC segnalano un aumento delle richieste molto focalizzate sul punto fotografico piuttosto che sulla scoperta del territorio.
Spunti per un turismo più sostenibile e rispettoso
Per chi desidera visitare le Dolomiti senza contribuire all’eccessiva concentrazione sui viewpoint, alcune pratiche utili: informarsi su orari meno affollati, affidarsi a guide locali per percorsi che valorizzino storia e natura, e condividere contenuti che raccontino il contesto oltre all’immagine. Così si preserva l’esperienza per tutti e si riduce la pressione su luoghi fragili.
Le tensioni emerse nelle ultime settimane segnalano l’urgenza di un dialogo tra territori, operatori e piattaforme digitali per gestire flussi e comunicazione: non si tratta solo di uno stile fotografico, ma della tutela di paesaggi che sono patrimonio collettivo.