Davanti alla commissione d'inchiesta sul Covid, l'ex presidente del Consiglio ha scelto una linea offensiva e giudiziaria: ha reso noto di aver consegnato alla procura di Roma un fascicolo arrivato in forma anonima, che — a suo dire — contiene elementi nuovi relativi a una fornitura di mascherine della società Jc Electronics. L'annuncio ha subito ricompattato il dibattito politico attorno alla gestione delle forniture durante la fase più acuta della pandemia e alla successiva transazione tra Stato e impresa.
Secondo l'ex premier, nel fascicolo è contenuto un verbale del 2022 che lo ha indotto a rivolgersi all'autorità giudiziaria "per coscienza civica". Sempre usando il condizionale nell'esposizione, ha sollevato dubbi che — a suo avviso — giustificherebbero approfondimenti anche in relazione alla transazione con la quale, nell'ottobre scorso, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute avrebbero riconosciuto alla società una somma dell'ordine di 100 milioni di euro.
"Lei è la regista di questi attacchi", ha detto l'ex premier, invitando la presidente del Consiglio a un confronto politico diretto e senza "trucchetti".
L'affondo pubblico si è trasformato in sfida politica: Conte ha chiamato direttamente in causa la premier, sostenendo che dietro gli attacchi a lui rivolti ci sarebbe una regia politica. L'ex presidente del Consiglio ha inoltre auspicato il possibile stop dell'accordo con Jc Electronics e ha sollevato domande sulle priorità della spesa pubblica, ricordando il confronto sulla disponibilità delle risorse per prestazioni sanitarie come le mammografie.
La replica dell'azienda non si è fatta attendere. La società, secondo quanto riferito, ha sostenuto che il documento evocato non rappresenta una novità: sarebbe già stato rappresentato in giudizio dallo Stato e, a detta della società, sarebbe uscito indenne dal vaglio della magistratura. Jc Electronics ha richiamato sentenze a proprio favore e la certificazione di conformità delle mascherine da parte di enti quali Inail e l'Agenzia delle Dogane, invitando Conte, "se ha certezze", a rinunciare all'immunità e a portare le proprie affermazioni nelle sedi opportune.
Conseguenze politiche e giudiziarie
La vicenda riporta al centro la delicata sovrapposizione tra questioni politiche e passaggi giudiziari. Il deposito di un fascicolo anonimo presso la procura potrà aprire sviluppi istruttori, mentre la contestazione pubblica tra figure di primo piano della scena politica nazionale rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito. Dal punto di vista istituzionale, resta da vedere se la documentazione consegnata produrrà elementi nuovi tali da giustificare indagini supplementari o verifiche amministrative.
In termini politici, la mossa dell'ex premier complica il rapporto tra gli schieramenti e impone a tutte le parti una scelta di metodo: affrontare le questioni in sede istituzionale e giudiziaria o mantenere il confronto su toni esclusivamente politici. Il richiamo dell'azienda a sentenze favorevoli e a certificazioni tecniche introduce inoltre un ulteriore elemento di confronto tecnico-giuridico da chiarire.
- Atto formale: consegna di un fascicolo anonimo alla procura di Roma.
- Oggetto del contendere: forniture di mascherine e la transazione da circa 100 milioni di euro tra Stato e Jc Electronics.
- Repliche: la società difende la propria posizione citando valutazioni giudiziarie e certificazioni tecniche.
| Attore | Posizione |
|---|---|
| Giuseppe Conte | Ha consegnato un fascicolo e invoca approfondimenti; attacca la premier |
| Jc Electronics | Smentisce novità nel documento e richiama sentenze e certificazioni |
| Presidenza del Consiglio / Ministero della Salute | Hanno chiuso la transazione nell'ottobre scorso |
La vicenda si candida a rimanere al centro dell'attenzione nelle prossime settimane, sia sul piano politico sia su quello giudiziario, mentre gli sviluppi della procura determineranno se la questione resterà sul piano delle polemiche o diventerà oggetto di accertamento formale.