Richiesta formale di esclusione dei PFAS nei lavori del lotto Vicenza della TAV
Un ampio gruppo di associazioni ambientaliste e sanitarie ha rivolto alle autorità competenti una richiesta esplicita per l’eliminazione completa dei PFAS da ogni fase di realizzazione del lotto funzionale 2 della tratta Verona-Padova, relativo all’«Attraversamento di Vicenza». La lettera, inviata il 14 luglio 2026, è indirizzata a una pluralità di soggetti istituzionali e tecnici, tra cui il Consorzio IRICAV 2, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, la Regione Veneto, RFI S.p.A., ISPRA, Italferr S.p.A., il Comune di Vicenza, ARPAV, la Prefettura di Vicenza e l’AULSS 8.
Il Coordinamento Ambiente Salute TAV (CAST) è sostenuto da 13 realtà locali e nazionali — fra cui medici, associazioni ecologiste e gruppi di cittadini — che motivano la richiesta con il timore di un aggravamento di uno scenario già compromesso dalla presenza di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque e nei sedimenti.
«La presenza di PFBA scoperta, a partire dal 2021, nelle acque di drenaggio e nelle falde collegate alle gallerie della Pedemontana (Malo, Castelgomberto e S. Urbano) per come accertato deriva dall’utilizzo di additivi chimici acceleranti del calcestruzzo, contenenti PFBA fino a 263.000 ng/L»
Questo dato, richiamato nel comunicato del coordinamento, viene posto come esempio di come l’uso di determinati additivi e materiali in opere infrastrutturali possa produrre contaminazioni persistenti. Le associazioni evidenziano inoltre la diffusione di terre e rocce da scavo contaminate, movimentate e collocate in cave tra Bassano del Grappa e Montecchio Maggiore, con potenziali implicazioni sulla qualità delle acque e sui suoli.
Le richieste delle associazioni e le misure proposte
Il documento inviato alle autorità non si limita a sollevare preoccupazioni, ma chiede l’adozione di misure operative precise per i cantieri, tra cui:
- Esclusione totale dell’impiego di qualsiasi materiale o additivo contenente PFAS;
- Implementazione di protocolli di controllo e monitoraggio delle acque e dei materiali da scavo;
- Valutazioni preventive sulle terre di scavo e criteri restrittivi per il loro smaltimento o riutilizzo.
Tra le organizzazioni firmatarie figurano Assemblea dei Boschi che resistono – Vicenza, Civiltà del Verde, Medici I.S.D.E. – sezione di Vicenza, Mamme No PFAS Azioni Legali e Studi Scientifici, Rete Zero Pfas Veneto, LIPU di Vicenza, WWF Vicenza-Padova, Legambiente Ovest Vicentino e altri gruppi locali e specialistici.
Contesto e implicazioni
Il richiamo alle analisi che hanno evidenziato livelli elevati di PFBA nelle acque di drenaggio mette in luce due questioni cruciali. La prima è la persistenza e la mobilità dei PFAS in matrici ambientali, con la possibilità di contaminare falde e punti di approvvigionamento idrico. La seconda riguarda la gestione delle terre e rocce da scavo: se contaminate, il loro trattamento, trasporto e riutilizzo possono rappresentare veicoli di diffusione dell’inquinamento.
Le istanze del CAST richiedono una risposta coordinata delle istituzioni competenti, che devono valutare tecnicamente la fattibilità delle esclusioni richieste e predisporre protocolli di monitoraggio adeguati. Nel contesto più ampio delle infrastrutture nazionali, la questione solleva interrogativi sulle procedure standard applicate ai cantieri e sulla necessità di criteri più cautelativi nelle aree già segnate da contaminazioni chimiche.
| Elemento | Dato/Indicazione |
|---|---|
| Data della lettera | 14 luglio 2026 |
| Sostanza segnalata | PFBA fino a 263.000 ng/L (rilevata dal 2021) |
| Area interessata | Attraversamento di Vicenza, lotto funzionale 2 (Verona-Padova) |
La misura in cui le autorità e gli operatori del progetto adotteranno le richieste del coordinamento determinerà non solo l’immediata gestione dei cantieri, ma anche un precedente sulle pratiche di controllo ambientale per future opere infrastrutturali. Per aree già contaminate, la soglia di prudenza e la chiarezza sui protocolli di prevenzione diventano elementi decisivi per tutelare la salute pubblica e l’ambiente.