Bilancio semestrale inquietante per la sicurezza sul lavoro
Il primo semestre del 2026 restituisce un quadro preoccupante per la sicurezza sul lavoro in Veneto. Secondo l'analisi dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, la regione si colloca tra le aree con incidenza di mortalità superiore alla media nazionale, tanto da essere classificata in zona arancione. Il dato regionale sull'incidenza è pari a 17,7 morti per milione di occupati, contro la media italiana di 14,5.
Nel dettaglio, sono stati registrati complessivamente 55 decessi nel primo semestre, quattro in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Di questi, 39 sono avvenuti in occasione di lavoro, mentre 16 si sono verificati in itinere. Particolarmente rilevante per la nostra provincia è che Verona segnala 9 vittime e, insieme alle altre province venete, contribuisce a una statistica regionale che desta allarme.
“Il bilancio del primo semestre 2026 restituisce un quadro ancora preoccupante. Il Veneto passa dalla zona rossa alla zona arancione, ma rispetto allo stesso periodo del 2025 aumentano sia le vittime sia le denunce di infortunio, mentre l’incidenza resta superiore alla media nazionale. Particolarmente grave rimane il dato dei lavoratori stranieri, che rappresentano quasi il 40% dei decessi. Occorre quindi comprendere dove e perché le misure adottate non riescano ancora a generare un impatto significativo, intervenendo sulle criticità specifiche dei territori e dei comparti produttivi veneti”.
La citazione è di Mauro Rossato, presidente dell'Osservatorio Vega, che sottolinea come le misure finora adottate non stiano dando l'effetto sperato e invita a interventi mirati per i singoli territori e settori.
Dove sono i focolai regionali e il peso della provincia di Verona
All'interno del Veneto, alcune province mostrano livelli di rischio ancora più elevati: Belluno, Rovigo, Venezia, Padova e Vicenza risultano in zona rossa per incidenza di mortalità sul lavoro, mentre Treviso è in arancione. Verona, con un indice di 14,2, è classificata in zona gialla, ma sul piano pratico presenta il maggior numero di denunce totali di infortunio.
| Provincia | Decessi segnalati |
|---|---|
| Padova | 10 |
| Treviso | 10 |
| Venezia | 10 |
| Verona | 9 |
| Vicenza | 8 |
| Belluno | 5 |
| Rovigo | 3 |
Oltre alle vittime, le denunce di infortunio sono aumentate: nel primo semestre 2025 erano 36.202, mentre nello stesso periodo del 2026 sono state 37.304. La provincia di Verona registra il numero più alto di segnalazioni, con 7.410 denunce, seguita da Padova e Vicenza.
Implicazioni per i lavoratori e per le imprese veronesi
Per i cittadini e le imprese della provincia, questi dati impongono alcune considerazioni pratiche:
- necessità di verifiche puntuali sulle condizioni di sicurezza nei cantieri e negli stabilimenti locali, con particolare attenzione ai settori più a rischio;
- maggior monitoraggio e formazione sui rischi per i lavoratori stranieri, che costituiscono una quota rilevante delle vittime a livello regionale;
- potenziamento delle ispezioni e dell'azione preventiva degli enti competenti per ridurre gli infortuni in itinere e in occasione di lavoro.
I dati sollevano interrogativi sulle misure di prevenzione adottate e sulla loro efficacia nel contesto veneto; secondo l'Osservatorio occorre intervenire con azioni mirate sui territori e sui comparti produttivi che mostrano le criticità maggiori.
Per cittadini e rappresentanti datoriali resta prioritario monitorare l'evoluzione dei numeri e sollecitare politiche di prevenzione che traducano le disposizioni in risultati concreti sul territorio.