La decisione della Corte d'Appello
Il 6 luglio la II sezione penale della Corte d'Appello di Bari ha pronunciato una sentenza che cambia nuovamente l'orientamento su una vicenda processuale strettamente connessa alle indagini sul clan Pesce di Andria. I giudici hanno inflitto una pena di 4 anni e 10 mesi di reclusione all'avvocato andriese Tiziana Grazia Favullo e una pena di 6 anni e 10 mesi a Giuseppe Loconte, entrambi arrestati nel 2023 nell'ambito di un'operazione di polizia contro estorsioni e usura.
Il percorso processuale e gli elementi chiave
La sentenza d'Appello del 6 luglio arriva dopo che, lo scorso gennaio, la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso della procura generale, annullando una precedente decisione e rinviando il procedimento a Bari. La Suprema Corte aveva ritenuto sussistente «l'elemento psicologico del reato» alla luce della materialità della condotta contestata, imponendo dunque una nuova valutazione da parte della Corte d'Appello.
- Data della sentenza d'Appello: 6 luglio;
- Pene applicate: 4 anni e 10 mesi per Favullo; 6 anni e 10 mesi per Loconte;
- Origine del procedimento: costola del processo contro il clan Pesce di Andria, con accuse tra cui estorsione e usura aggravata dal metodo mafioso.
Il caso che riguarda l'avvocato
Secondo quanto emerso in istruttoria, la vicenda legata all'avvocatessa Favullo riguarda un presunto prestito usuraio concesso da esponenti del clan a un giovane commerciante. Il prestito, pari a circa 23.000 euro, sarebbe dovuto essere restituito in condizioni ritenute chiaramente usurarie, con l'importo quasi raddoppiato dopo un mese. La madre del giovane, spaventata dalle minacce ricevute, si sarebbe rivolta proprio a Favullo, allora impegnata nella vendita di un immobile della famiglia. Nello studio della professionista si sarebbe tenuto un incontro con i rappresentanti del clan volto a dilazionare il pagamento e a dimostrare la capacità di estinguere il debito grazie alla vendita dell'immobile.
Conseguenze economiche e civili per la città
Oltre alle condanne detentive, la Corte ha disposto che i due imputati siano condannati in solido al pagamento delle spese processuali e nei confronti delle parti civili costituite, tra cui figura il Comune di Andria. Questa evenienza comporta per l'ente locale l'esercizio del diritto di parte civile nel processo e la richiesta di ristoro per i danni riconosciuti.
| Elemento | Dettaglio |
|---|---|
| Data sentenza Appello | 6 luglio |
| Pena per Favullo | 4 anni e 10 mesi |
| Pena per Loconte | 6 anni e 10 mesi |
| Importo prestito contestato | circa 23.000 euro |
Per la cittadinanza andriese si tratta di un nuovo sviluppo in un processo che ha visto già diversi capovolgimenti giurisdizionali: dopo le decisioni di primo grado e un primo giudizio d'Appello, la pronuncia della Cassazione di gennaio era stata determinante nel riaprire la valutazione del caso. Il nuovo verdetto torna, dunque, a rimettere in discussione equilibri che la comunità locale segue con attenzione, dato il collegamento con fenomeni di criminalità organizzata che hanno effetti diretti sulla sicurezza economica e sociale del territorio.
Non sono riportate dichiarazioni pubbliche delle parti coinvolte né dei legali difensori al momento della sentenza. La vicenda proseguirà con le eventuali impugnazioni che le parti potranno esercitare nei termini di legge.