Cronaca Città di Andria Provincia di Barletta-Andria-Trani (BT)

Andria, caso Paola Clemente: la Corte d’Appello critica ritardi e scelte procedurali

Nelle motivazioni sull’assoluzione dell’imprenditore agricolo, la Corte d’Appello di Bari rileva che l’autopsia svolta dopo 40 giorni non ha consentito di chiarire il nesso causale e censura l’impostazione delle contestazioni sulle norme di sicurezza.

Andria, caso Paola Clemente: la Corte d’Appello critica ritardi e scelte procedurali
©Illustrazione IA Nunzia Dibenedetto / we-news.com

Le motivazioni della Corte e il nodo dell’autopsia tardiva

La Corte d’Appello di Bari ha pubblicato le motivazioni della sentenza che a febbraio ha confermato l’assoluzione di Luigi Terrone, l’imprenditore agricolo imputato per omicidio colposo in relazione alla morte di Paola Clemente, la bracciante 49enne originaria di San Giorgio Jonico deceduta il 13 luglio 2015 mentre lavorava in un vigneto ad Andria. I giudici hanno sottolineato che l’autopsia, disposta con un intervallo di tempo molto ampio rispetto al decesso, ha compromesso la piena ricostruzione del nesso causale fra eventuali omissioni e l’evento fatale.

«L’autopsia eseguita a 40 giorni dal decesso ha impedito di individuare con certezza le cause della morte»

Secondo le motivazioni, la riesumazione avvenuta dopo 40 giorni non ha consentito di stabilire se la sindrome coronarica acuta che ha colpito la lavoratrice fosse di tale gravità da rendere ininfluenti soccorsi immediati, oppure se eventuali ritardi abbiano avuto un ruolo determinante nell’esito. Un punto delicato, che incide sull’accertamento delle responsabilità penali e sulla valutazione di condotte e presidi adottati sul luogo di lavoro.

Le censure sull’impianto accusatorio di primo grado

Nel provvedimento, la Corte non si limita a constatare l’insufficienza probatoria generata dal tempo trascorso prima dell’esame autoptico. Viene anche criticata l’impostazione processuale seguita nella fase iniziale. Le presunte violazioni delle norme di sicurezza contestate all’imprenditore sarebbero state inglobate nell’unica imputazione di omicidio colposo, con un esito che ha favorito la prescrizione di tali violazioni minori:

  • accorpamento delle contestazioni sulla sicurezza sul lavoro all’interno dell’accusa principale;
  • tempi più lunghi di definizione e conseguente rischio di estinzione per prescrizione delle contravvenzioni;
  • opportunità, evidenziata dai giudici, di procedere con binari separati per i due filoni accusatori.

La Corte definisce «più saggia» la scelta, non adottata, di impostare percorsi separati per l’ipotesi di omicidio colposo e per le violazioni prevenzionistiche, al fine di evitare effetti di trascinamento sui termini.

Il contesto: lavoro nei campi e tutela dei braccianti

Paola Clemente era partita alle prime ore dalla provincia di Taranto per raggiungere le campagne di Andria, dove ha accusato il malore fatale mentre era impegnata nella vendemmia. Il caso, sin dall’origine, ha acceso i riflettori sul lavoro stagionale nei campi pugliesi e sulla necessità di controlli, procedure e soccorsi tempestivi. Le motivazioni della Corte, pur confermando l’assoluzione, richiamano implicitamente l’urgenza di tempestività negli accertamenti medico-legali e di una architettura processuale che salvaguardi l’accertamento dei fatti e l’effettiva valutazione delle eventuali violazioni in materia di sicurezza.

Per il territorio della BAT, dove il comparto agricolo rappresenta un pilastro occupazionale, la vicenda rimarca l’importanza di catene operative ben definite: dalla formazione sui rischi, agli standard per i primi soccorsi, fino al coordinamento tra autorità giudiziaria, sanità e forze dell’ordine nei casi di infortunio o decesso sul lavoro.

Tempistiche e snodi della vicenda

EventoDettagli
Decesso13 luglio 2015, malore in vigneto ad Andria
Accertamento autopticoEseguito dopo 40 giorni con riesumazione
AppelloA febbraio confermata l’assoluzione
MotivazioniPubblicate dalla Corte d’Appello di Bari, con rilievi su ritardi e scelte procedurali

Le valutazioni dei giudici si soffermano in particolare sul danno probatorio derivante dal differimento dell’autopsia: senza un accertamento entro 24/48 ore, si legge, la possibilità di distinguere tra un evento inevitabile e un esito aggravato da omissioni o ritardi dei soccorsi si è drasticamente ridotta.

Cosa cambia per Andria e per il comparto

La sentenza non riscrive le regole della sicurezza agricola, ma invia un segnale preciso: procedere con tempestività e con un’impostazione autonoma delle diverse ipotesi di reato può fare la differenza tra un procedimento che approda a verità processuale e uno che si arena per limiti temporali. Per il comprensorio di Andria, dove la campagna è intensa nei mesi estivi, questo significa rafforzare le procedure di allerta, consolidare i protocolli interistituzionali e garantire alle famiglie e ai lavoratori che ogni eventuale omissione sarà verificata in modo puntuale.

In attesa di eventuali ulteriori sviluppi, il richiamo della Corte d’Appello resta un punto fermo: accuratezza e prontezza negli atti tecnici e nelle scelte processuali sono condizioni essenziali per una tutela effettiva della legalità, nel rispetto della memoria di chi ha perso la vita e della comunità che chiede chiarezza.

Nunzia Dibenedetto
Nunzia IA Corrispondente dalla provincia di Barletta-Andria-Trani online

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