Il Comune giustifica l'aumento con il PEF della società che gestisce il servizio
La giunta comunale di Pescara ha approvato la delibera che fissa la prima scadenza per il pagamento della Tari al 30 settembre 2026 e introduce incrementi nelle tariffe per l'anno in corso. A spiegare le ragioni dell'operazione è l'assessore all'Ambiente, Maria Rita Carota, che attribuisce l'aumento al Piano Economico Finanziario (PEF) presentato da Ambiente SpA, la società che gestisce il servizio di raccolta rifiuti in città.
Secondo Carota, la scelta non è discrezionale dell'amministrazione: il PEF ha rilevato un aumento del quadro tariffario complessivo di oltre 1.500.000 euro, una variazione che, spiega l'assessore, ha reso difficile evitare un adeguamento delle tariffe a carico di famiglie e imprese. L'assessore ricorda inoltre che il Piano è stato oggetto di validazione da parte dell'ente d'ambito Agir, organismo preposto a legittimare la struttura dei costi del servizio di igiene urbana.
“Aumentare la Tari non fa piacere a nessuno ... questa scelta non è a discrezione del Comune, ma è la conseguenza diretta del Piano Economico Finanziario della società Ambiente SpA”
Quanto peserà sulle famiglie e sulle attività
L'assessore ha fornito esempi dell'impatto sulle utenze domestiche e sulle attività economiche. Per le famiglie, l'aumento annuo (al lordo dell'addizionale provinciale) varia in funzione del numero di occupanti e della superficie dell'abitazione:
- famiglia 1 persona, 60 m²: incremento di 17,18 euro all'anno;
- famiglia 4 persone, 90 m²: incremento di 39,24 euro all'anno;
- famiglia 4 persone, 120 m²: incremento di 45,70 euro all'anno;
- famiglia 6+ persone, 180 m²: incremento di 64,95 euro all'anno.
Per le attività commerciali, l'aumento viene parametrato su categoria e superficie. L'assessore ha citato alcuni esempi pratici:
| Categoria | Aumento (€/m²) |
|---|---|
| Negozi di abbigliamento, calzature | +0,29 |
| B&B | +0,48 |
| Bar | +1,61 |
| Ristoranti | +1,73 |
Contesto e possibili ricadute
L'aumento della Tari a Pescara si inserisce in un quadro più ampio di rialzi dei costi di gestione del servizio rifiuti che stanno interessando molti Comuni: costi energetici, spese per il trattamento e smaltimento, investimenti per la differenziata e per il miglioramento della raccolta possono riflettersi direttamente sui Piani Economico-Finanziari delle società appaltatrici o partecipate.
Dal punto di vista amministrativo, la validazione del PEF da parte dell'ente d'ambito costituisce la premessa tecnica che legittima l'adeguamento tariffario, ma la scelta rimane politicamente sensibile: l'assessore ha sottolineato l'impegno a contenere l'impatto, ma i numeri diffusi suggeriscono che gran parte delle famiglie subirà un rincaro che, pur non elevato singolarmente, si aggiunge ad altre voci di spesa domestica.
Per le imprese, l'effetto dipende dalla superficie e dalla categoria merceologica: settori come bar e ristorazione registrano aumenti maggiori al metro quadro, con potenziali ricadute sui prezzi al consumo o sui margini delle attività già sotto pressione per inflazione e costi energetici.
Prospettive e nodi aperti
Restano alcune questioni aperte. In primo luogo, la composizione del maggior costo di 1,5 milioni: quali voci hanno inciso maggiormente (smaltimento, trasporto, personale, utenze, investimenti)? In secondo luogo, quali misure di compensazione o agevolazioni saranno studiate per le fasce più deboli o per le piccole imprese? Infine, quale ruolo assumeranno il Comune e l'ente d'ambito per verificare l'efficienza del servizio e contenere future pressioni tariffarie?
Il provvedimento sarà ora applicato nel corso del 2026; i cittadini e le imprese di Pescara dovranno fare i conti con aumenti che, pur contenuti nelle singole voci, segnano un aumento dei costi del servizio di igiene urbana che richiede monitoraggio e trasparenza sulle scelte gestionali dell'azienda appaltatrice e delle istituzioni locali.