Un oratorio che apre e trattiene: la scelta operativa di Casagiove
A Casagiove, in provincia di Caserta, l’oratorio Anspi è diventato un esempio pratico di come la comunità parrocchiale provi a rispondere alle tensioni sociali e alla frammentazione generazionale. L’attenzione non è rivolta semplicemente alla proposta religiosa, ma alla costruzione di uno spazio capace di accogliere e tenere insieme bambini e adolescenti provenienti da contesti diversi: figli di commercianti e di persone ristrette in carcere, giovani cattolici e musulmani.
Il sacerdote che guida l’esperienza locale, don Stefano Giaquinto, spiega con linguaggio diretto l’approccio: l’obiettivo primario è offrire ai ragazzi un luogo dove instaurare relazioni sane e sottrarli ai rischi della strada. Per favorire questa convivenza, nell’oratorio è stato ricavato anche uno spazio per la preghiera dei fedeli musulmani, una soluzione definita funzionale alla vita della comunità parrocchiale.
"sempre quello è il fine"
La frase citata sintetizza la finalità educativa dell’esperienza: al centro resta l’ascolto e la cura dei «mali invisibili» che spesso accompagnano l’adolescenza in contesti fragili. Non si tratta di un’operazione di facciata, ma di una strategia che pone i minori e le loro esigenze pratiche — gioco, formazione, relazioni — al centro dell’offerta oratoriana.
Modelli gestionali e rete associativa
L’esperienza di Casagiove si inserisce in un quadro più ampio: l’Associazione Nazionale San Paolo (Anspi) nel Casertano e a livello nazionale promuove la fusione tra oratorio e circolo giovanile per garantire tutele civili e fiscali alle attività. A sottolinearlo è Giuseppe Dessì, che guida l’associazione a livello provinciale e nazionale, e richiama come questa organizzazione risponda alle esigenze specifiche del Mezzogiorno, dove la popolazione e la struttura sociale differiscono rispetto al Nord.
Tra le figure attive sul territorio emerge il lavoro di coordinamento svolto da operatori ed educatori: esempio citato è quello di Claudia Pane, laureanda che oggi coordina centinaia di bambini al Grest di San Clemente, e di Aniello Di Maio, direttore dell’oratorio "Don Antonio Sapone", che auspica una maggiore intergenerazionalità delle attività per contrastare lo spopolamento giovanile del borgo.
- Obiettivi pratici: offrire attività ricreative, politiche di ascolto e supporto educativo;
- Scelte organizzative: spazi condivisi, apertura interreligiosa, volontariato giovanile;
- Impatto locale: presidio sociale in aree con calo demografico e rischio di marginalità.
La convergenza tra pastorale giovanile, familiare e culturale viene proposta come risposta concreta al fenomeno dell’abbandono: trasformare l’oratorio in un punto di riferimento intergenerazionale significa tentare di invertire la tendenza alla fuga dei giovani dai piccoli centri.
Quali ricadute per la provincia
Per le amministrazioni locali e per chi opera nel sociale, l’esperienza di Casagiove offre elementi praticabili: mantenere aperti luoghi di incontro, favorire la partecipazione dei giovani alla gestione delle attività e riconoscere il ruolo dell’associazionismo locale sono misure che possono contribuire a contrastare isolamento e devianza. L’Anspi porta avanti anche una prospettiva normativa e organizzativa, utile per ottenere riconoscimenti formali e supporti per la gestione quotidiana degli spazi.
| Elemento | Funzione |
|---|---|
| Spazi condivisi (oratorio) | Luogo di incontro, sport, educazione |
| Area di preghiera per diverse fedi | Inclusione interreligiosa, dialogo |
| Grest e attività estive | Occupazione del tempo libero, coordinamento educativo |
Il modello di Casagiove non è una formula universale, ma indica una via: l’inclusione operativa, più che dichiarativa, e la centralità dell’ascolto dei giovani come presupposti per mantenere viva la comunità anche nei piccoli centri della provincia di Caserta.