Una candidatura che ambisce a ripensare il rapporto fra patrimonio e città
Tivoli ha formalizzato la sua corsa per diventare Capitale Italiana della Cultura 2029, presentando un progetto che mette al centro la relazione tra i suoi monumenti storici e la vita quotidiana della comunità. L'iniziativa, promossa dal sindaco Marco Innocenzi con il sostegno di Guidonia Montecelio, propone di trasformare luoghi simbolo in risorse condivise, capaci di parlare a pubblici diversi e di generare nuove forme di partecipazione.
Patrimonio e sperimentazione: il gioco come strumento culturale
La candidatura non si limita alla promozione delle singole attrazioni: Villa Adriana, Villa d'Este, il Santuario di Ercole Vincitore, Villa Gregoriana e le terme vengono presentati come elementi di un sistema integrato. Il progetto punta a rendere questi spazi parte integrante della vita urbana, superando la logica della sola visita turistica per inserirli in pratiche quotidiane e partecipative. Al centro sta l'idea dell'ecosistema urbano del gioco, inteso come linguaggio culturale e strumento per costruire percorsi, laboratori e attività rivolte a fasce d'età e pubblici diversi.
"Il gioco viene inteso come linguaggio culturale, non come semplice intrattenimento."
Con questa scelta, la candidatura mira a invogliare famiglie, scuole, associazioni e operatori culturali a prendere parte a un racconto collettivo che renda il patrimonio accessibile e vissuto. L'obiettivo dichiarato è promuovere una fruizione che duri oltre la singola esperienza turistica e che favorisca la coesione sociale e la partecipazione civica.
Un progetto di ampio respiro: proposte concrete e pubblico coinvolto
La strategia proposta si articola su più livelli, tentando di coniugare attrattività internazionale e rigenerazione locale. Tra gli elementi richiamati nella presentazione: itinerari tematici che incrociano storia e paesaggio, laboratori didattici per le scuole, percorsi accessibili e iniziative di coinvolgimento delle comunità periferiche. L'intento è chiaro: non limitare la candidatura alla mera elencazione di monumenti, ma costruire un comparto culturale vivo che possa essere realmente sperimentato dai residenti e dai visitatori.
- Patrimonio motore: Villa Adriana e Villa d'Este come poli di richiamo internazionale;
- Fruizione quotidiana: rendere i luoghi parte della vita urbana attraverso percorsi e attività;
- Inclusione: coinvolgere scuole, famiglie, associazioni e operatori culturali per superare la visita mordi e fuggi.
Possibili ricadute e sfide
Se la candidatura otterrà il riconoscimento, le ricadute attese riguardano non solo il turismo, ma anche la rigenerazione degli spazi pubblici, la promozione di pratiche educative e la creazione di reti territoriali. Resta però centrale la sfida operativa: trasformare un patrimonio monumentale molto riconoscibile in un sistema partecipato richiede investimenti, governance condivise e percorsi di collaborazione con i soggetti locali. La proposta di Tivoli si misura dunque su due piani complementari: la capacità di attrarre attenzione internazionale e la concretezza di trasformare questa attenzione in pratiche sostenibili e inclusive.
| Elemento | Ruolo nella candidatura |
|---|---|
| Villa Adriana | Polo di richiamo internazionale |
| Villa d'Este | Attrazione storica e paesaggistica |
| Santuario di Ercole Vincitore / Villa Gregoriana / Terme | Componenti del sistema urbano da valorizzare |
La competizione per il titolo di Capitale Italiana della Cultura mette in luce, ancora una volta, il nodo cruciale per molte città d'arte: come trasformare la conservazione in occasione di rigenerazione. Tivoli punta a misurarsi su questo terreno proponendo il gioco come chiave interpretativa per far dialogare passato e presente, monumento e comunità.