Decisione del giudice: niente processo per inquinamento
Si è conclusa l'udienza preliminare legata all'ultima inchiesta sulle polveri attribuite all'ex Ilva che, tra il 2018 e il 2021, si sarebbero depositate su Taranto. Il giudice Giovanni Caroli ha disposto il proscioglimento dal reato di inquinamento ambientale perché «il fatto non sussiste» per due degli imputati e ha dichiarato la prescrizione per l'accusa di getto pericoloso di cose.
Tra gli imputati figuravano i due ex direttori dello stabilimento: Loris Pascucci, alla guida dell'impianto durante la gestione Arcelor Mittal, e Vincenzo Dimastromatteo, subentrato dal 26 aprile 2021. Entrambi erano assistiti dagli avvocati Daniele Ripamonti, Roberto Di Marzio e Vincenzo Vozza. La società Acciaierie d’Italia era invece citata come parte civilmente obbligata per la pena pecuniaria, rappresentata dall'avvocato Angelo Loreto.
Le contestazioni e la relazione di Arpa
L'inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Filomena Di Tursi, contestava i reati di getto pericoloso di cose e inquinamento ambientale. Le accuse facevano riferimento, tra l'altro, al giorno del 4 luglio 2020, quando una tromba d'aria sollevò una nube di polveri che investì le abitazioni vicine allo stabilimento.
Secondo una relazione di Arpa Puglia, quella giornata aveva generato una «macroscopica quantità di polveri» provenienti dalla fabbrica e depositatesi sulle aree limitrofe. L'agenzia ha analizzato i cumuli, indicando che erano costituiti prevalentemente da ferro, carbonio e altri metalli come calcio, silicio, magnesio, alluminio, oltre a tracce di manganese, cromo e vanadio, elementi che Arpa ha definito tipici delle lavorazioni siderurgiche.
«La nube polverosa aveva sollevato una macroscopica quantità di polveri… tipiche delle lavorazioni siderurgiche», ha annotato Arpa Puglia nella relazione citata agli atti.
La questione delle polveri quotidiane del quartiere Tamburi
Oltre all'episodio del 4 luglio 2020, l'inchiesta prendeva in esame il fenomeno delle polveri che si depositano quotidianamente sulle case del quartiere Tamburi. L'agenzia regionale ha monitorato a lungo il fenomeno e ha svolto analisi chimiche sul materiale raccolto, ricostruendo la composizione dei depositi.
- Elemento centrale: la relazione tecnica di Arpa che identifica la composizione delle polveri.
- Esito giudiziario: proscioglimento per inquinamento e prescrizione per getto pericoloso di cose.
- Implicazioni: responsabilità penali ridotte per gli imputati e possibile ricorso delle parti civili.
Conseguenze e scenari locali
La decisione del giudice conclude una fase processuale, ma non cancella le preoccupazioni diffuse tra i residenti per la qualità dell'aria e l'impatto delle attività industriali sulla vita quotidiana. La pronuncia di proscioglimento rispetto al reato ambientale solleva interrogativi sulle prove ritenute sufficienti per sostenere un processo penale in materia.
Restano aperti altri profili: le parti civili citate potranno valutare eventuali iniziative successive, e la vicenda rende ancora centrale il ruolo degli enti di controllo e dei monitoraggi strumentali sul territorio. Per i cittadini del Tamburi e della città, la questione delle polveri resta un elemento concreto di esposizione e di attenzione quotidiana.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Periodo oggetto dell'inchiesta | 2018-2021 |
| Giorno della tromba d'aria citata | 4 luglio 2020 |
| Elementi individuati da Arpa | ferro, carbonio, calcio, silicio, magnesio, alluminio, manganese, cromo, vanadio |
Per i tarantini la vicenda non si esaurisce con l'udienza preliminare: rimangono cruciali la trasparenza delle analisi ambientali, il monitoraggio costante e la risposta delle istituzioni alla domanda di tutela della salute e dell'ambiente. La pronuncia del giudice segna un passaggio processuale importante, ma non chiude il dibattito pubblico né le attese di chi vive quotidianamente gli effetti delle emissioni industriali.