Riduzione della produzione e cause indicate da Mosca
Secondo le previsioni presentate il 24 settembre dal ministro dello Sviluppo economico russo, la produzione petrolifera della Russia nel 2026 è attesa a 494 milioni di tonnellate, un valore che — se confermato — rappresenterebbe il livello più basso dal 2009 e un calo del 3,4% rispetto al 2025.
Le autorità di Mosca attribuiscono parte della contrazione a problemi tecnici: il vice primo ministro Aleksandr Novak parla di interventi di manutenzione non programmati nelle raffinerie. In merito alle spiegazioni ufficiali, la stessa fonte riporta:
"a lavori di manutenzione imprevisti nelle raffinerie"
Tuttavia la criticità principale segnalata dagli analisti citati dalla fonte è l’impatto degli attacchi ucraini con droni sulla rete delle infrastrutture energetiche. Negli ultimi giorni diverse raffinerie, tra cui quella di Kuibyshev (Rosneft) e Novoshakhtinsk (regione di Rostov), hanno dovuto interrompere la produzione a seguito di attacchi aerei. Dall’inizio di settembre risultano chiuse sette raffinerie, inclusa quella di Mosca di proprietà Gazprom.
Misure di politica energetica e implicazioni
I danni alle raffinerie hanno indotto il governo russo a imporre un divieto temporaneo alle esportazioni di gasolio per proteggere l’approvvigionamento interno. Il provvedimento, in scadenza il 30 settembre, potrebbe essere prorogato secondo quanto riferito da fonti vicine alle trattative, per consentire ai produttori di ristabilire forniture domestiche.
Impatto sul peso del settore energetico nell’economia russa
Il settore petrolifero e del gas ha visto ridursi la propria incidenza sul PIL russo dopo il 2022. L’anno scorso il comparto valeva il 13% del PIL, sette punti percentuali in meno rispetto al 2022, quando rappresentava il 20%. La contrazione riflette sia le sanzioni internazionali sia le interruzioni infrastrutturali.
| Anno | Produzione/Altro | Valore riportato |
|---|---|---|
| 2026 (previsto) | Produzione | 494 milioni di tonnellate |
| 2025 | Produzione | circa 511 milioni di barili (dato 2025) |
| 2025 (ultimo anno) | Quota settore energetico | 13% del PIL |
| 2022 | Quota settore energetico | 20% del PIL |
Conseguenze per famiglie, imprese e mercati
Il calo produttivo e le interruzioni nella raffinazione comportano effetti diretti e indiretti a vari livelli. Tra gli effetti più immediati:
- Pressione sui prezzi di prodotti raffinati come gasolio e benzina, con possibili ripercussioni sui costi di trasporto e sui prezzi al dettaglio.
- Rischi di approvvigionamento per mercati locali: il blocco temporaneo delle esportazioni di gasolio indica una priorità per i rifornimenti interni, che può ridurre l’offerta estera.
- Impatto sulle imprese energivore e sui distributori: interruzioni o rialzi dei prezzi incidono sui costi operativi e sulla marginalità, con effetti a catena sulla filiera.
Per le famiglie italiane e per i commercianti, l’effetto più tangibile potrebbe essere una pressione al rialzo sui prezzi dei carburanti e, in prospettiva, sui costi logistici che si riflettono sui prezzi finali di beni e servizi.
Scenario e prossimi passi
Le autorità russe stimano una graduale ripresa produttiva: secondo le previsioni citate la produzione dovrebbe salire verso i 500 milioni di tonnellate l’anno prossimo e arrivare a 505 milioni nel 2028-2029, livelli comunque inferiori a quelli del 2025. La traiettoria dipenderà dall’evoluzione della sicurezza delle infrastrutture, dalla durata delle misure di restrizione alle esportazioni e dall’efficacia degli interventi di manutenzione.
Sul piano internazionale, il mercato osserva con attenzione: ogni riduzione dell’offerta russa può alterare gli equilibri globali e influenzare le decisioni di politica energetica dei paesi importatori. Per il tessuto economico nazionale la variabile di prezzo resta la più significativa, con impatti sul costo della vita e sulla competitività delle imprese.