Una emergenza che esce dalla stagione e diventa questione di salute pubblica
Le ondate di calore che stanno colpendo l’Italia non si configurano più come un disagio passeggero di stagione, ma come una emergenza di sanità pubblica se il fenomeno si protrae. A richiamare l’attenzione è Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano «La Statale», che sottolinea come la successione di giornate con temperature massime elevate e notti tropicali possa compromettere la capacità dell’organismo di smaltire il calore accumulato.
Quando la termoregolazione non riesce più a funzionare in modo efficace, aumentano rapidamente i ricoveri e le complicanze: tra le condizioni più temute ci sono la disidratazione, i colpi di calore, gli scompensi cardiovascolari e le complicanze respiratorie. Pregliasco evidenzia inoltre che, pur essendo tutti esposti, i rischi ricadono in modo particolare su categorie fragili: anziani, bambini, donne in gravidanza, persone con patologie croniche e lavoratori che operano all’aperto.
“bollini colorati”
L’esperto mette in guardia dalla tendenza a trattare questi eventi come eccezioni stagionali: strumenti informativi come i cosiddetti “bollini colorati” del ministero possono essere utili ma non bastano se non sono accompagnati da interventi strutturali. Serve, secondo Pregliasco, un ripensamento delle strategie istituzionali verso piani operativi e reti di assistenza che garantiscano protezione ai più vulnerabili e alleggeriscano la pressione sui Pronto Soccorso.
Quali risposte sono necessarie
Per limitare l’impatto sanitario delle ondate di calore, l’indicazione dell’esperto è chiara: non bastano avvisi temporanei. È necessario mettere in campo misure coordinate che includano:
- piani di assistenza attiva per le persone a rischio;
- reti di monitoraggio territoriale per individuare rapidamente situazioni critiche;
- campagne informative mirate a prevenire disidratazione e colpo di calore, con attenzione a chi lavora all’aperto;
- preparazione dei servizi di emergenza per gestire un aumento dei casi legati allo stress termico.
Implicazioni per i servizi sanitari e per la popolazione
La trasformazione del fenomeno in un evento ricorrente rischia di sovraccaricare i servizi di emergenza se la programmazione rimane episodica. Un approccio preventivo — con piani strutturati a livello locale e nazionale — è indispensabile per ridurre il carico sui Pronto Soccorso e per tutelare la salute pubblica. L’esperienza clinica mostra che interventi tempestivi e reti di supporto possono limitare mortalità e morbilità legate alle ondate di calore.
Tabella riepilogativa: gruppi a rischio e principali complicanze
| Gruppi a rischio | Complicanze principali |
|---|---|
| Anziani | Disidratazione, scompensi cardiovascolari, colpo di calore |
| Bambini | Disidratazione, colpo di calore, difficoltà respiratorie |
| Donne in gravidanza | Complicanze metaboliche e disidratazione |
| Pazienti con patologie croniche | Aumento degli scompensi clinici |
| Lavoratori all'aperto | Colpo di calore, disidratazione, rischio occupazionale |
La trasformazione climatica rende sempre più frequenti questi fenomeni: per questo motivo, l’appello degli esperti è rivolto sia alle istituzioni sia alla comunità scientifica per elaborare risposte integrate e sostenibili. In assenza di misure strutturali, la canicola rischia di diventare un fattore di rischio sanitario ricorrente, con ricadute sulla qualità della vita e sull’efficacia del sistema sanitario.