Visita istituzionale in un momento di svolta
La Casa circondariale di Novara entra in una fase di transizione dopo l’operazione nazionale di sicurezza denominata "Argus", coordinata dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) e dal Gruppo Operativo Mobile (GOM). Nella giornata di oggi una delegazione del Partito Democratico, guidata dalla vicepresidente del Senato Anna Rossomando, ha visitato l’istituto novarese insieme al segretario regionale del Pd Domenico Rossi, al responsabile legalità Davide Mattiello e a una rappresentanza dei Giovani Democratici guidata dal segretario della federazione di Novara Elìa Impaloni. Presente anche la garante comunale dei diritti delle persone private della libertà Natalie Pisano.
L’iniziativa arriva all’indomani del trasferimento simultaneo di 128 detenuti sottoposti al regime speciale del 41-bis, parte dei quali reclusi a Novara e gli altri negli istituti di Cuneo, Milano e Tolmezzo. I detenuti sono stati collocati in via temporanea a Vigevano, con successivo passaggio ad Alessandria; la destinazione definitiva, secondo quanto previsto dalla legge, sarà un istituto insulare di massima sicurezza.
Trasformazione degli spazi e richieste alla politica
La rimozione del circuito 41-bis comporta un cambiamento profondo per l’assetto dell’istituto novarese, specialmente in relazione agli spazi e alle funzioni finora dedicate alla massima sicurezza. Sulla prospettiva a breve termine, la delegazione ha evidenziato l’assenza di informazioni puntuali:
«Al momento non è ancora chiaro a nessuno cosa accadrà»
Hanno inoltre sollecitato che le scelte future non compromettano il rapporto costruito negli anni tra il carcere e la città:
«Noi chiediamo che il riutilizzo degli spazi fino ad ora utilizzati per i detenuti in regime carcerario di massima sicurezza non snaturi la realtà novarese soprattutto nella sua capacità di relazione con la città attraverso numerosi progetti che sono ormai parte stabile dell’attività di trattamento attuata a Novara»
La visita è stata anche l’occasione per constatare che l’istituto novarese si trova in condizioni migliori della media nazionale, come riferito dalla delegazione, pur senza fornire ulteriori dettagli tecnici.
Le tappe del riordino: cosa sappiamo
| Fase | Luogo | Stato |
|---|---|---|
| Trasferimento iniziale | Vigevano | Temporaneo |
| Seconda tappa | Alessandria | Programmata |
| Destinazione finale | Istituto insulare | Prevista dalla legge |
Resta da definire come verranno riorganizzati i reparti a Novara dopo l’uscita dei detenuti al 41-bis. Non sono stati comunicati i tempi di questa ristrutturazione né le nuove destinazioni d’uso delle aree liberate.
Impatto locale: nodi aperti per città e territorio
A livello cittadino, l’attenzione si concentra su tre direttrici: la sicurezza, la continuità dei progetti trattamentali e l’eventuale rimodulazione dei servizi interni. A Novara si è consolidata negli anni una collaborazione tra istituto penitenziario e realtà del territorio; la richiesta espressa oggi dalla delegazione politica punta a preservare questa relazione, considerata un tassello importante per percorsi educativi e reinserimento.
- Spazi: il riutilizzo dei reparti già dedicati alla massima sicurezza dovrà avvenire senza interrompere le attività trattamentali ormai strutturate.
- Programmazione: mancano indicazioni ufficiali su calendario, investimenti e funzioni future dei padiglioni.
- Trasparenza: le istituzioni locali e nazionali sono chiamate a fornire un quadro chiaro ai soggetti coinvolti, dagli operatori penitenziari alla comunità.
In assenza di un cronoprogramma, la fase attuale resta di attesa. La rimozione del circuito 41-bis, se accompagnata da una riorganizzazione pianificata, potrebbe consentire una diversa allocazione delle risorse e una valorizzazione delle esperienze territoriali già in atto. Tuttavia, senza decisioni rapide e condivise, il rischio è una prolungata incertezza per operatori, detenuti e partner esterni.
Prospettive e prossimi passaggi
L’operazione "Argus" ha impresso una netta accelerazione al riassetto della rete penitenziaria coinvolta nel 41-bis, coinvolgendo direttamente Novara. Il tema ora è come trasformare questa cesura in un percorso ordinato, che tenga insieme esigenze di sicurezza e funzione rieducativa della pena. La richiesta lanciata durante la visita odierna – evitare che la riconfigurazione degli spazi "snaturi" l’identità costruita – chiama in causa il Ministero della Giustizia e gli attori territoriali.
Le prossime settimane saranno decisive per definire l’assetto definitivo dell’istituto novarese. Finché non verranno ufficializzate scelte su destinazioni e tempi, resta prioritario garantire la piena continuità operativa e la qualità delle attività già avviate, che rappresentano un patrimonio per la comunità locale e per il sistema penitenziario piemontese.