La Guardia di Finanza di Roma ha arrestato Mario Adinolfi su disposizione della Procura della Capitale. L'esponente noto al pubblico è ora sottoposto agli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta che ipotizza, tra altri reati, truffa, evasione fiscale, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario.
Le accuse e il cuore dell'indagine
Al centro delle verifiche della Procura c'è la cosiddetta «scommessa collettiva», descritta dagli investigatori come un club attraverso il quale sarebbero stati raccolti fondi da privati con la promessa di rendimenti collegati a pronostici su eventi sportivi. Secondo gli atti, ad alcuni partecipanti sarebbe stato prospettato un ritorno fino al 40% annuo e la garanzia del capitale. La Procura ritiene che, in diversi casi, tali promesse non si siano tradotte nella restituzione delle somme versate.
Stima dei danni e rilievi fiscali
Nel provvedimento si fa riferimento a un presunto danno economico complessivo prossimo ai 5 milioni di euro, cui si aggiungerebbero circa 400.000 euro ritenuti sottratti al fisco. Gli inquirenti contestano quindi non solo reati di natura penale legati alla truffa, ma anche violazioni tributari e condotte qualificate come raccolta illecita del risparmio.
Valutazioni del gip e misure cautelari
Il giudice per le indagini preliminari, motivando la misura cautelare, indica la presenza di un «atteggiamento intimidatorio» attribuito all'indagato nei confronti di chi lo contrasta e segnala il rischio di recidiva in reati della stessa natura. Nel testo dell'ordinanza il gip osserva inoltre che l'attività sarebbe stata svolta «lungo un arco temporale esteso» e coinvolgendo più persone offese, elemento che per gli inquirenti denota una condotta connotata da sistematicità e una «pervasiva pericolosità sociale», accentuata dalla notorietà pubblica dell'interessato.
"È concreto il rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari"
Conseguenze e contesto
Le contestazioni rivolte all'indagato aprono più fronti: oltre alle ricadute penali, l'indagine solleva questioni sulla tutela dei risparmiatori e sulla regolamentazione di iniziative collettive che si presentano come investimenti ma che, se non autorizzate, possono integrare profili di illecito penale e tributario. L'attenzione della Procura e l'esecuzione di misure cautelari segnalano la volontà di contrastare fenomeni che, secondo gli investigatori, avrebbero coinvolto numerosi soggetti nel tempo.
- Misure: arresti domiciliari disposti dal gip.
- Capo d'imputazione principale: truffa ed evasione fiscale; contestati anche abuso nella raccolta del risparmio.
- Danni contestati: circa 5 milioni di euro più 400.000 euro di presunta evasione.
Al momento non sono riportate nella comunicazione pubblica dichiarazioni dell'indagato o dei suoi difensori. L'inchiesta proseguirà con le attività investigative disposte dalla Procura e sarà compito dell'autorità giudiziaria verificare le posizioni e i profili di responsabilità alla luce degli elementi raccolti.